Superare le divergenze gestionali ed avviare iniziative adeguate per il rilancio

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Di MICHELE LUBRANO

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L’isola può sentirsi unita anche per l’effetto delle attività portuali dei suoi cinque approdi per la nautica da diporto, ed i suoi circa millecento posti barca attualmente operativi. L’isola d’Ischia al riguardo si propone sul mercato turistico con grandi ambizioni di sviluppo nel settore. Tanti i progetti ancora da realizzare, le eccellenze al momento sono costituite dai moli di ormeggio di Lacco Ameno e di Porto d’Ischia, gli unici attrezzati in maniera tale da poter accogliere panfili e yacht che superano i 60 metri di lunghezza. Un soddisfacente equilibrio fra gestione privata e pubblica si registra presso lo scalo di Casamicciola Terme, mentre ancora tanto da fare c’è sicuramente a Forio e Sant’Angelo, dove continue diatribe legali ed amministrative fra enti pubblici e privati, fanno scontare enormi ritardi sul piano organizzativo e della realizzazione delle infrastrutture e dei servizi. A monitorare il sistema Ischia e fare il punto della situazione, sono gli stessi utenti. L’unione nazionale armatori da diporto è da tempo in prima linea nel fornire le sue valutazioni in ordine al livello organizzativo e gestionale raggiunto nei diversi scali isolani. L’Organizzazione, da tempo segue con interesse gli sviluppi di un mercato come quello isolano che in prospettiva avrà grandissime potenzialità e sembra – in questo momento – la più titolata ad assegnare i punti sulla speciale pagella di qualità dei servizi. Cominciamo da Lacco Ameno, che oltre ad avere i più importanti alberghi di lusso, è storicamente sull’isola il luogo dove è nata la cultura della portualità turistica. Non male viene giudicata la gestione attuata dalla “Luise”, al molo “Seventh Heaven” dove solitamente attraccano i panfili dei vip e dei personaggi come Abramovich, la famiglia McDonald, lo sceicco del Qatar, i principi sauditi. Insufficiente viene giudicato invece l’insieme dei servizi offerti dalla gestione comunale all’altro approdo, quello della Fundera. Analoga valutazione, anche se con sfumature meno marcate, per lo scalo di Casamicciola, dove i servizi offerti dai privati vengono giudicati eccellenti a fronte di quelli comunali. Nel caso di Sant’Angelo, i diportisti rilevano addirittura passi indietro rispetto al recente passato e per Forio si segnala il preoccupante perdurare di una situazione di anarchia gestionale, che determina una pessima organizzazione dei servizi. La patata bollente in mano al sindaco Francesco Del Deo, primo diportista ed eccellente esperto di nautica da diporto.

IL PORTO DI CASAMICCIOLA E GLI APPRODI TURISTI PER LA NAUTICA DA DIPORTO DI LUSSO

L'APPRODO TURISTICO DI LACCO AMENO

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27/11/2017 · Ischia e la storia

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“Mi porto nel cuore la mia gente capace di fare sacrifici per un’ isola migliore…”

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MARIANNA SASSO ASSESSORA ALL'ACCOGLIENZA DELLE DUE MINISTRE DEL G7

UN ASPETTO SOLARE DI MARIANNA SASSO L'ASSESSORE FELICE PER IL SUCCESSO DEL G7

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DI MICHELE LUBRANO

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Se dovessimo dare un premio all’Assessore ai Servizi Logistici ed Organizzativi del Comune d’Ischia Marianna Sasso, e conferirle un diploma con motivazione scritta quale attestato di dedizione ed efficienza nella funzione del suo specifico incarico al seguito degli illustri ospiti del G7, con particolari attenzione alle uniche ministre donne della prestigiosa delegazione, non esiteremmo un minuto a utilizzare le parole che Marianna stessa ha postato di suo sulla propria pagina face book, per dirsi contenta ed ammirata per la straordinaria esperienza vissuta. Marianna Sasso ha scritto queste parole, che senza dubbio, la gratificano più di quanto Ella stessa pensi. Ecco il testo che avremmo stampato sulla sua pergamena : “Non so quanto sia costato questo G7 e sinceramente non mi interessa…mi porterò nel cuore 2 ministri le uniche donne…in giro per le nostre strade..a comprare nei nostri negozi…a mangiare con gusto le nostre prelibatezze..dalla pizza ai piatti raffinati..e anche con la normalità di donne che non hanno avuto il tempo di andare dal parrucchiere per la ricrescita…ho apprezzato tanto questo dettaglio perche’ dietro ogni personaggio ci sono persone con la loro storia…mi porterò nel cuore i 2000 ragazzi delle forze dell’ordine che hanno reso sicura la nostra terra e che fanno sacrifici immensi per poco più di un migliaio di euro, sorridendo davanti ad un piatto di pasta offerto col cuore…mi porto nel cuore la mia gente capace di fare sacrifici per un’ isola migliore..perché questi pochi giorni hanno permesso a centinaia di alberghi di aprire..a molti lavoratori di rendere l’inverno più breve..a molti ristoranti di allungare per un po’ una stagione finita troppo presto…mi porto nel cuore il fatto che chiunque metta piede sulla nostra isola…che siano turisti fai da te o i ministri più potenti del mondo…lasciano qui un pezzo di cuore quando vanno via.” Marianna Sasso alla sua prima esperienza nelle istituzioni locali in qualità di Assessora ai Servizi Logistici ed Organizzativi, nel suo ultimo impegno della serie, già alla Festa di S.Anna era in prima linea, ha dato il meglio di se stessa incassando la simpatia e la gratitudine delle due ministre e non solo che accompagnava. Marianna era reduce felice della manifestazione delle modelle guidate da Joe Squillo del the look of the year”..tenutasi pochi giorni prima fra il Castello ed il Centro Sportivo di Fondobosso,.dove erano impegnati nell’ accoglienza anche i ragazzi dell’Istituto Professionale di Stato alberghiero V, Telese. Proprio per loro l’Assessora, a termine dell’incontro e dei lavori, ha avuto parole di elogio ed incoraggiamento per il futuro. Eccole; “Quando si spengono i riflettori, ha detto Marianna Sasso, ciò che conta sono i rapporti che restano…mai come in questi giorni sono stata orgogliosa dei giovani della nostra isola…belli,professionali,allegri,pieni di vita…vi auguro di fare dell’accoglienza un’arte ed uno stile di vita ragazzi miei…vi auguro di poter realizzare i vostri sogni..vi auguro di portare La bellezza di ischia nel mondo senza mai scordarvi delle vostre radici…grazie a tutti i ragazzi dell’istituto alberghiero di ischia…per me tra tutti i modelli, ha concluso Marianna, eravate i più belli”..

I MINISTRI FIRMANO PER MARANMA SASSO ESPRESSIONE DI RINGRAZIAMENTO E GRATITUDINE

UN POSTER DEGLI ANNI '50 PER RECLAMIZZARE ISCHIA NEL MONDO

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24/10/2017 · Ischia e la storia

ONOFRIO BUONOCORE IN UN RITRATTO ESPOSTO PRESSO LA BIBLIETECA ANTONAIANA DA LUI FONDATA

Onofrio Buonocore

          Mons. Onofrio Buonocore amava la sua terra. Ogni suo articolo, ogni suo libro, ogni sua iniziativa sociale e culturale  era finalizzata alla divulgazione del buon nome di Ischia e delle sue risorse fra coloro che avrebbero deciso di venire a conoscerla. Nel 1915 istituì la Scuola Media “Vittoria Colonna”,  nel 1939  fondò L’Istituto Magistrale  “Ferrante D’Avalos” , subito dopo fece nascere la Biblioteca Antoniana, nel 1944 creò il Centro Studi Isola d’Ischia di cui fu presidente fino al 1958

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DI MICHELELUBRANO

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Quando si ammira l’attuale complesso del Palazzo Reale con lo Stabilimento Balneo Termale Militare a Porto d’Ischia, chi conosce di storia, e non la manipola come meglio gli fa comodo, subito pensa alla famiglia ischitana doc dei Buonocore con i suoi tre membri di famiglia di punta quali il Protomedico Francesco, il Prof. Biagio e lo storico e scrittore Mons. Onofrio. Il Protomedico di Corte Borbonica Francesco nel 1735 fece costruire il Palazzo Reale, il Professore Biagio diresse le scuole elementari di Ischia negli anni ’40 e ’50 e Mons. Onofrio creò NEL 1956 la Biblioteca Antoniana con la vecchia scuola annessa, sorta sempre per sua volontà nel 1915. Niente male per una Famiglia che ha fatto anch’essa la storia di Ischia. La famiglia dei Buonocore è fra le più antiche dell’isola e appare nei registri parrocchiali già nel quattordicesimo secolo. Sappiamo di un Francesco Buonocore che visse tra la fine del Cinquecento e il principio del Seicento. Un suo figlio Silvestro acquistò nel 1648 in enfiteusi perpetua 2 moggi e mezzo del cosiddetto “Bosco dei Polverini” “sopra la Piscinella”, ossia sopra i bagni di Fornello e Fontana, per 12 ducati annui, ed un altro terreno vicino, “vitato e boscoso”, per 2 ducati annui. Tre anni dopo lo stesso aggiunse altri cinque moggi confinanti, per un canone di 5 ducati. Suo fratello Natale nello stesso anno 1648 comprava 2 moggi e 13 misure di “territorio vitato e ficato”, anche questo parte dello stesso Bosco Polverini, per la somma di 128 ducati, e acquistava nel 1651 una parte del cosiddetto Lenzuolo in enfiteusi perpetua. Silvestro era il nonno del nostro Protomedico, che mise con queste compere la base per la futura creazione del nipote. Suo figlio era Fabrizio Buonocore, che sposò una Laudonia Schiano, la quale, il 18 luglio 1689, divenne madre del Nostro. I Buonocore non erano una semplice famiglia di contadini. Diversi discendenti avevano studiato teologia o giurisprudenza. Già un fratello del padre del Protomedico era clerico, un Natale Buonocore s’incontra come notaio tra il 1703 e il 1733, un canonico Gaetano Buonocore battezzò nel 1676 Gíovan Andrea Schiano, un fratello della madre del Protomedico e futuro Vescovo di Massalubrense, un fratello più anziano del Proto-medico era il Rev.do Silvestro Buonocore, cancelliere della Curia (1676-1715). Un figlio di sua sorella, Bernardo Onorato, diventò Vescovo di Trevico, cittadina della provincia di Avellino (1700-1773). Così non è da meravigliarsi che anche il giovine Francesco mostrasse già nella prima gioventù una passione speciale per le lingue antiche. Frequentò l’Università di Napoli studiando medicina, ma interessandosi non meno delle lingue, della filosofia, della storia, della geometria, rivelando così fin da principio un tratto essenziale del suo carattere, che mantenne per tutta la vita.
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IL BUSTO IN GESSO DI BUONOCORE OPERA DELLO SCULTORE AMEDEO GARUFI ESPOSTO NELL'AULA MAGNA DELLA BIBLIOTECA

   LO STRORDINARIO IMPEGNO CULTURALE DI ONOFRIO BUONOCORE

Onofrio Buonocore (Ischia 1870 -1960), venne alla luce nella Villa dei Bagni, quindicenne entrò in Seminario, dove curò la sua preparazione con lo studio costante e appassionato. Fu ordinato sacerdote nel 1897 e prese ad insegnare latino e greco, non abbandonando mai la sua aspirazione di conseguire la laurea nelle sue discipline preferite, in un’epoca in cui le autorità ecclesiastiche non erano tanto propense a consentire ai sacerdoti la frequenza delle università. Si adoperò costantemente per l’incremento delle scuole pubbliche sull’isola, oltre che per la cultura in genere. Nel 1915 fu sua l’iniziativa di aprire una scuola media e nacque così la “Vittoria Colonna” (ospitata nel convento di S. Antonio), cui affluirono alunni da tutta l’isola. Nel 1939 fu aperto l’ “Istituto Magistrale Ferrante d’Avalos” operante sino al 1949, quando fu creato il ginnasio-liceo statale. Istituì la Biblioteca Antoniana, allo scopo di raccogliere non solo opere e documenti riguardanti l’isola, ma anche enciclopedie e volumi che potessero essere utili agli studenti, ai giovani e alla gente appassionata della lettura. La biblioteca doveva diventare centro di irradiazione agli intelletti sani. Nel 1944 con altri amici fondò il Centro Studi su l’isola d’Ischia, di cui tenne la presidenza sino al 1958. Fu autore di varie pubblicazioni sull’isola d’Ischia, oltre che direttore di periodici di successo (La Cultura, con tematiche soprattutto storiche, e La Vedetta del Golfo): La storia di uno scoglio (1956), Il più bel fiore d’Enaria (1905), Nuptialia Isclana (1907), La Diocesi d’Ischia (1948), Festose celebrazioni secolari isclane (1955) e varie altre. Noto il suo incitamento alle giovani generazioni a conoscere la propria terra, per poterla amare.

IL PUBBLICO DEL SADOUL AGLI INCOTRI SU LA FILOSOFIA IL CASTELLO E LA TORRE SI GODE LA BELLEZZA DEI GIARDINI DELL'ANTICA CASA-FORTEZZA

21/09/2017 · Ischia e la storia

Donna Laura il quadro l’aveva portato con sè dal Castello, sua prima dimora, nella Torre ,ove si era trasferita, sistemandolo in una delle sue stanze con particolare cura e attenzione. Il giorno della consacrazione della chiesetta coincise con la cerimonia di battesimo, sia pur con un anno di ritardo, della piccola Costanza d’Avalos che Donna Laura, sua madre, volle che si effettuasse in quella importante circostanza, nella stessa nuova chiesetta che dopo la sua costruzione decise fosse dedicata a S.Anna. Così da quel giorno anche la zona circostante e i secolari scogli poco distanti il nome di località e scogli di S.Anna

RIPRODUZIONE DELL'ANTICO QUADRO SI S.ANNA CHE DIEDE IL NOME ALLA CHIESETTA ED ALLA ZONA

LA CHIESETTA DI SANT'ANNI E I FEDELI

LA PROCESSIONE DI BARCHE VESO LA CHIESETTA DI S.ANNA

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DI MICHELE LUBRANO

(Fotografie di Giovan Giuseppe Lubrano)

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S. Anna è ricordata e celebrata ad Ischia da oltre cinque secoli per merito iniziale di Donna Laura Sanseverino-D’Avalos, che da religiosa praticante qual’era, chiese al marito capitano Innico
D’Avalos e favorito del Re Ferdinando d’Aragona, di usare tutta la sua ascendenza verso i suoi superiori a Corte, affinchè gli permettessero di costruire una chiesetta nei pressi di quello stesso luogo, dove da poco era stata costruita la Torre, in quella stessa ampia distesa di terreno con facile discesa a mare, davanti al Castello, in un contesto panoramico mozzafiato. Innico D’Avalos che aveva seguito personalmente i lavori di costruzione della Torre, ottenne il benestare e i fondi. La Chiesetta potè presto vedere la luce ed essere aperta al culto non solo per la sua famiglia, ma anche per gli abitanti dell’intera zona. Donna Laura Sanseverino-D’avalos felice per essere stata così particolarmente accontentata, in occasione di una visita del Re sul Castello, si recò per ringraziarlo personalmente a nome anche della comunità che avrebbe frequentato la chiesetta nell’area della Torre. La chiesa fu consacrata direttamente dal Vescovo.d’Ischia Donato Strineo nel 1504 nello stesso anno in cui prese possesso della Diocesi isolana. Il Vescovo Strineo, era impegnato presso la curia di Napoli reggendo il Vicariato Generale per disposizione del Cardinale Carafa, a sua volta trattenuto a Roma. Il Vescovo Donato Strineo si recava ad Ischia sul Castello solo in occasioni solenni, o a seguito
di particolari inviti che gli venivano formulati da personaggi influenti dell’isola. L’invito che gli
pervenne dalla famiglia D’Avalos era di quelli che non si potevano rifiutare, anche perché il Vescovo, era a conoscenza dell’opera meritoria dei coniugi D’Avalos relativa alla realizzazione di una chiesetta fatta sorgere poco distante dalla Torre. Il Vescovo Strineo successe a Berardino de Leiz di Roma che dopo la nomina a Vescovo d’Ischia con bolla di Papa Alessandro VI, fu sostituito in meno di un anno da un nuovo Vescovo Mons. Giovanni Stinco proveniente dalla vicina isola di Capri. Anch’egli fu pastore sull’isola per pochi mesi. Mons. Donato Strineo accettò l’invito di buon grado e fu felice di
assolvere allo storico compito di consacrare il Tempietto ed elevarlo al culto del Signore ed alla venerazione di Sant’Anna, la madre della Santa Vergine Maria. Ciò fu possibile perche Donna Laura Sanseverino nel corso della cerimonia di consacrazione, donò alla nuova chiesetta che aveva fortemente voluto, un prezioso quadro raffigurante l’immagine della Santa a cui tra l’altro era molto affezionato, essendo il dipinto di autore ignoto, un gradito regalo di nozze di una sua cugina di Napoli Doriana Sanseverino, con cui aveva rapporti familiari frequenti. Donna Laura il quadro l’aveva portato con sé dal Castello sua prima dimora nella Torre ove si era trasferita, sistemandolo in una delle sue stanze con particolare cura e attenzione. Il giorno della consacrazione della chiesetta coincise con la cerimonia di battesimo, sia pur con un anno di ritardo, della piccola Costanza d’Avalos che Donna Laura, sua madre, volle che si effettuasse in quella importante circostanza, nella stessa nuova chiesetta che dopo la sua costruzione decise fosse dedicata a S.Anna, proprio in riferimento a quel quadro che aveva portato con sé durante il suo trasferimento dal castello alla Torre. Al rito religioso presero parte il Vescovo Strineo, il suo Vicario nella Cattedrale sul Castello don Catello Di Bernardo, altri membri delle famiglie D’Avalos e Sanseverino e una folta rappresentanza di semplici popolani contadini e pescatori dell’altipiano del Soronzano, di Cartaromana e del Borgo di Celsa. Fu una cerimonia nella cerimonia notevolmente toccante e benedetta per l’appunto dal Vescovo di Ischia Mons. Donato Strineo ritornato sull’isola su specifico invito, per legare il suo nome ad un felice evento che sarebbe quindi passato alla storia. La Chiesetta fu così dedicata a S. Anna per effetto di quel particolare quadro, andato poi perso con i paramenti ed altri oggetti di arredo sacro di quel tempo, Negli anni successivi il vecchio quadro scomparso fu sostituito con una statuetta lignea di artistico pregio, andata persa anch’essa con l’andar del tempo, ma ritrovata e tutt’ora custodita quale storico reperto sacro da un privato cittadino ischitano. Il tempietto divenuto rudere, è stato per lungo tempo abbandonato all’incuria ed alla indifferenza pubblica. Solo di recente la piccola chiesa, per un debito con la storia, è stata restaurata e riportata alla sua antica funzione di luogo di culto. La festa in onore di S.Anna nel corso degli anni è divenuta un grande evento turistico di cui il paese va orgoglioso. E’ denominata la Festa a Mare agli Scogli di S.Anna a cui è stato aggiunto il Palio di Sant’Anna per premiare le migliori barche addobbate in gara. Con le innovazioni apportate, il Palio ‘ stato eliminato, lasciando solo i tradizionali premi in denaro. Quell’anno 1504, ricordato per la successione di diversi eventi positivi a favore famiglia D’Avalos, si concluse inaspettatamente nel peggiore dei modi. Infatti il 12 dicembre morì Innico D’Avalos a soli 34 anni lasciando vedova la moglie Laura Sanseverino e orfani di tanto padre i due figli piccoli Costanza e Alfonso.

IL VESCOVO LAGNESE CON I FEDELI SUL PIAZZALE DAVANTI ALLA CHEISETTA DI S.ANNA

PARTORIENTI ISCHITANE DAVANTI ALLA CHIESETTA DI S.ANNA PREGANO LA SANTA PER LA RIUSCITA DEL LORO PARTO

CONIGLIO ALLA CACCIATORE ALL'ìISCHITANA

melanzane-alla-parmigiana

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13/07/2017 · Ischia e la storia

IL CASTELLO, IL VIGNETO, IL VINOCASTELLO BIANCOLELLA DOC

E’ un Biancolella Doc vinificato dalla D’Ambra Vini e prodotto in 650 bottiglie; si chiama semplicemente “CASTELLO”.

Nascono dal sole e dal mare, dalla terra e dal fuoco i profumi del CASTELLO, effluvio di antiche emozioni, dove il mito di Dioniso e Venere si sposa con la convivialità: il rito della gioia, della salute e dell’armonia.

CRISTINA MATTERA EREDE DI GABRIELE

KARIN MATTERA MADFE DI NICOLA E CRISTINA

L'ARCH. NICOLA MATTERA EREDE DI GABRIELE

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DI MICHELE LUBRANO

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Il vino del Castello Aragonese è la novità di questa estate 2017 ed anche di questo terzo Venrdi di Festa al Borgo di riflesso il Castello con le sue potenzialità partecipa. L’ evento unico che accadrà sul Castello d’Ischia è una tappa importante della storia moderna ed attuale dell’antico maniero, costruita ed avviata dagli eredi di Antonio e Gabriele Mattera che per altro in iniziative diverse ne sono e precursori. Infatti il vino che i fratelli Nicola e Cristina Mattera eredi di Gabriele, presentano ufficialmente domani venerdì 7 Luglio, arriva trent’anni dopo lì impianto del vigneto voluto da Gbriele e Karin col prezioso aiuto di Andrea D’Ambra. E’ un Biancolella Doc vinificato dalla D’Ambra Vini e prodotto in 650 bottiglie; si chiama semplicemente “CASTELLO” . La grafica rigorosa ed elegante dell’ etichetta e del depliant descrittivo è curata da Raffaello Lamonaca, grafico torinese che segue ormai da qualche tempo la progettazione grafica degli eventi del Castello. Cristina e Nicola Mattera rispondono alle nostre domande. Come è nata l’idea del vigneto sul Castello ? “Trent’anni sono passati da quando Gabriele Mattera e sua moglie Karin i nostri genitori, nel pieno della loro missione di restauro e rivitalizzazione del Castello Aragonese d’Ischia, dimora delle loro vite, intravidero tra i rovi vigne del passato e decisero di reimpiantarne una col prezioso aiuto di Andrea D’Ambra e con la passione e la determinazione che solo gli innamorati dei luoghi sanno profondere”. Cosa è successo dopo ? “Il cerchio si chiude oggi: da una terra densa di rovi all’armoniosa regolarità di una vigna in posizione privilegiata, da un visionario recupero fino a questa bottiglia che porta con orgoglio il frutto di un viaggio scandito dai tempi del luogo: i filari di viti dialogano col vicino orto, col mare e con quella cupola della Chiesa dell’Immacolata che sembra essere silenziosa testimone della bellezza ritrovata.Il Castello è il simbolo della rinascita di questo luogo straordinario che, dopo secoli di abbandono, ritrova, giorno dopo giorno, forme, funzioni e atmosfere: la vigna e il suo Biancolella testimoniano ancora una volta che il Castello è vivo e che il suo cuore batte grazie all’incontenibile energia di una visione”. Perché il Biancolella ? Il Biancolella è un vitigno a bacca bianca, molto probabilmente introdotto in Campania dalla Corsica (Petite blanche) dove le prime barbatelle sarebbero state portate dai greci provenienti dall’Eubea. Oltre che a Ischia, è coltivata, fin dall’antichità, a Procida, Capri e Ponza (un tempo isola del Regno dei Borboni che ne impiantarono il vitigno anche in costiera Amalfitana e Sorrentina portandolo da Ischia). Proprio per la sua storia e gli ottimi risultati ottenuti da secoli, è ormai considerato un vitigno autoctono tipico dell’isola e dei suoi terreni vulcanici”. “Insieme alla vite e a splendide piante ruderali (la valeriana rossa, il cappero in fiore) si sono sviluppate piante tipiche della macchia mediterranea che, contendendo gli spazi ad antiche essenze arboree (fichi, susine, olivi, carrubi) o a piante introdotte in Europa dalle Americhe (agavi, fichi d’India) hanno permesso, in passato, una autonomia e un’indipendenza alimentare determinanti durante i lunghi assedi di pirati o di milizie nemiche provenienti soprattutto dal Nord Africa”
Nascono dal sole e dal mare, dalla terra e dal fuoco i profumi del CASTELLO, effluvio di antiche emozioni, dove il mito di Dioniso e Venere si sposa con la convivialità: il rito della gioia, della salute e dell’armonia.

07/07/2017 · Ischia e la storia

QUELLA ROCCIA DI TRECENTO MILA ANNI FA SU CUI NACQUE DOPO IL CASTELLO D’ISCHIA

Servizio di MICHELE LUBRANO

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Servizio di MICHELE LUBRANO

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La storia è una, ma chi ne tramanda i dati, la manipola, la interpreta, spesso trasmette ai posteri notizie, concentrati che i più puntigliosi ed esigenti per “amore della storia” seria vanno a verificare, consultano antichi scritti, pergamene e quant’altro. Sull’esistenza del Castello d’Ischia e sulla vita di Aenaria Sommersa di cui in questo Speciale ci occupiamo, ci sentiamo di offrire al lettore dati storici, sia pur differenti, ma interessanti abbastanza per accettarli. Il Castello Aragonese è una fortificazione che sorge su un’isola tidale di roccia trachitica posto sul versante orientale dell’isola d’Ischia, collegato per mezzo di un ponte in muratura lungo 220 m all’antico Borgo di Celsa, oggi conosciuto come Ischia Ponte. L’isolotto su cui è stato edificato il Castello deriva da un’eruzione sinattica avvenuta oltre 300.000 anni fa. Raggiunge un’altezza di 113 metri sul livello del mare e ricopre una superficie di circa 56 000 m². Geologicamente è una bolla di magma che si è andata consolidando nel corso di fenomeni eruttivi e viene definita “cupola di ristagno”. Altri storici danno la seguente versione: tra il 130 e il 150 d. C. una terribile eruzione vulcanica distrusse l’antica Aenaria e la fece sprofondare nel mare. Lo sprofondamento avrebbe causato il distacco dell’isolotto-castello dall’isola madre. S. Gregorio Magno in una lettera del 598 parla non di una, ma di due isole. Più tardi, con l’incremento dell’abitato sull’isolotto-Castello, il toponimo Insula si rivelò incompleto e fu necessaria l’aggiunta di Major (Insula Major) in contrapposizione al Castrum o Insula minor. Il Castello dall’VIII al IX secolo divenne una vera e propria fortezza. Il nome Iscla compare per la prima volta in una lettera di Leone III con la quale comunica all’imperatore Carlo Magno le incursioni fatte dai Mauri e le gravi sofferenze patite dalla popolazione nelle isole di Lampedusa, Ponza e Ischia. Quindi “Ischia” deriverebbe dal latino “insula” attraverso la forma intermedia Iscla: «ingressi sunt in insulam quae dicitur Iscla maiore, non longe a Neapolitana urbe» (giunsero sull’isola che è detta “Ischia maggiore”, non lontano dalla città di Napoli). Molti documenti medievali, a partire dall’anno 1036, fanno riferimento al Castrum Gironis, il Castello costruito sulla sommità dell’isolotto dove sorgeva “una città chiusa da un cerchio di mura”, il Girone appunto. Al Castello si accede attraverso un traforo, scavato nella roccia e voluto verso la metà del Quattrocento da Alfonso V d’Aragona. Prima di allora l’accesso era possibile solo via mare attraverso una scala situata sul lato nord dell’isolotto dal lato di Vivara. Il traforo è lungo 400 metri e il percorso è illuminato da alti lucernari che al tempo, fungevano anche da “piombatoi” attraverso i quali si lasciava cadere olio bollente, pietre e altri materiali sugli eventuali nemici. Il tratto successivo è una mulattiera che si snoda in salita all’aperto e conduce fino alla sommità dell’isola. Da questa strada si diramano sentieri minori che portano ai vari edifici e giardini. Dagli anni settanta del novecento è anche in funzione un ascensore, il cui percorso è ricavato nella roccia e che raggiunge i 60 metri sul livello del mare.

23/06/2017 · Ischia e la storia

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PRESENTE IL VESCOVO MONS. LAGNESE CHE COL PARROCO DON CARLO CANDIDO ED ALTRI SACERDOTI HA CELEBRATO LA SANTA MESSA IN SEGNO DI ACCOGLIENZA – I DEVOTI DI SAN GIOVAN GIUSEPPE  SEGUIRANNO IL NOVENARIO IN ONORE DEL SANTO PATRONO NELLA CHIESA DEL VESCOVO ASPETTANDO IL 5 MARZO GIORNO DEL 283ESIMO ANNIVERSARIO DELLA SUA MORTE (5 MARZO 1734) – LA CHIESA COLLEGIATA DELLO SPIRITO SANTO CHIUSA ED INUTILIZZATA PER NECESSARI LAVORI DI RESTAURO E DI CONSOLIDAMENTO IN PARTICOLARE DEL CAMPANILE –  ISCHIA PONTE IN FESTA FINO A LUNEDI 6 MARZO

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Servizio Speciale di

GIOVAN GIUSEPPE LUBRANO

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Il Servizio Speciale

è stato realizzato da

GIOVAN GIUSEPPE LUBRANO

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Servizio Particolare di

GIOVAN GIUSEPPE LUBRANO

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Il Servizio Particolare

dalla Chiesa di San Domenico e dal Cimitero di Ischia

è stato  realizzato da

GIOVAN GIUSEPPE LUBRANO

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di MICHELE LUBRANO

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La vecchia via Bocca alle porte di Forio che porta alle tenute agricole ed al bosco di Santa Maria al Monte, è nota per una cantina speciale ove da sempre i proprietari, la Famiglia Castiglione, hanno mescolato arte della scultura pura incidendo nella pietra verde, tradizione del mestiere ed enogastronomia in un coacervo di valori e sapori da lasciare di stucco i numerosi visitatori-avventori che vi arrivano. L’accoglienza è di quelle che ti mettono senza indugio a tuo agio, facilitandoti il primo impatto che si rivela subito piacevole con il particolare ambiente che hai scelto di visitare e rimanervici qualche ora per gustare e vivere le cose buone che la “Casa” è in grado di offrire. Francesco Castiglione, è l’ erede e attuale titolare della tenuta “Bellavista” dall’omonima denominazione data al ristorante annesso, nato negli anni ’70, al quale si accede attraverso la strada che costruì con grandi sacrifici insieme al padre Rodolfo, partendo dall’attuale chiesa di San Domenico. A tal proposito la madre Giovanna, donna laboriosa e di grande talento artistico non voleva che il figlio costruisse nella loro tenuta il ristorante perchè quello spazio di terra da occupare con la nuova struttura, produceva 40 litri di vino di alta qualità all’anno. Il figlio Francesco con la sua felice intuizione che difendeva a spada tratta, non volle sentir ragioni, e così sradicò le viti dal terreno in questione, facendo andare la madre su tutte le furie, tanto che fra padre complice consenziente e figlio, con mamma Giovanna non vi fu dialogo in casa e sul lavoro, per una ventina di giorni. Col suo aspetto curato del contadino e del maestro nel suo mestiere, Francesco Castiglione riesce con abilità ad illustrare la storia del suo locale e della cantina vicina che è stata in passato, il “regno” del proprio genitore Rodolfo Castigione, terzo di nove figli e fratello maggiore della buon’anima di don Salvatore Castglione fondatore del Don Orione a Casamicciola, cantore della pietra verde da cui ha ricavato figure e segni scultorei da accostare alle sculture contadine dell’antica Grecia e dei Fenici. Queste opere realizzate negli anni addietro dal Castiglione padre, insieme ai dipinti naif della moglie “panzese” Giovanna D’ Abundo, sono disseminate lungo il viale d’accesso alla tenuta, nella sala e sulla terrazza del ristorante artistico Bellavista ideato e realizzato dal figlio Francesco con vista mozzafiato su Forio che si staglia sul mare con il rosso tramonto del sole all’orizzonte, con le isole di Ventotene e Palmarola sullo sfondo, nella cantina, ai bordi del palmento e addirittura su uno dei “carrati” addossati alle fresche pareti di tufo verde e di lapilli. Il profumo del mosto che ti arriva alle narici, si confonde con il profumo delle succulenti pietanze in via di preparazione nella cucina accanto ove Francesco Castiglione impiega soprattutto i prodotti dei suoi terreni per una cucina genuina ed al naturale che la clientela dimostra di gradire moltissimo.  Sulla graticola della sua rinomata brace vi finiscono conigli, polli, tacchini e maiali tutti cresciuti all’ingrasso nella sua tenuta, e nulla gli sfugge per fare bella figura col cliente più esigente. Essere bravi in cucina, in un ambiente di storia e di lavoro della propria terra, dove in pratica si dialoga con la natura, per Francesco è una sfida che vince tutti i giorni, specie in questo periodo di vendemmia, ove la vinificazione delle uve dei suoi vigneti rappresenta un’altra nuova sfida che Francesco vincerà ancora.

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IL PADRE RODOLFO CASTIGLIONE

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LA MADRE DONNA GIOVANNA D’ABUNDO

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26/09/2016 · Ischia e la storia


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Servizio di

MICHELE LUBRANO

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Le stelle marine sono speciali animali di mare considerati sempre di buon auspicio per i pescatori che le pescano. Infatti quando questi se le ritrovano fra il pescato della nottata, le riservano un’attenzione fuori dal comune, prima perché attratti dal loro aspetto colorato e festoso e poi perche ritengono che siano di buon augurio per la propria esistenza in famiglia, sul lavoro, in società.  Per le stelle marine non c’è una pesca specifica e diretta. Esse per lo più vengono pescate solo per caso, quando cioè si imbrigliano nelle reti, finiscono nelle nasse o nelle vecchie lancelle o portate dalla corrente sulla  battigia delle spiagge. Le stelle marine hanno una vitalità straordinaria  e riescono a sfuggire alle  malattie che le colpiscono amputandosi da sole l’arto malato per continuare a vivere. Per i loro colori sgargianti sono la gioia dei pescatori. Sulle stelle marine si è scritto tanto. Poeti, narratori e creatori di favole  con i loro componimenti struggenti le hanno portate giustamente  alle…stelle, facendo sopratutto la felicita dei bambini. Questa storiella potrebbe calzare a pennello:  Lucilla era una stella, ma non una stella qualunque. Era una stella marina, con cinque lunghe braccia rosse e addosso il sapore del sale. Viveva sotto l’acqua e ogni notte saliva in superficie, sognando di somigliare alle sue cuginette che vivevano lassù: desiderava brillare anche lei, illuminare il cielo e poter vivere in quella enorme massa blu. Ma non sapeva come volare o come raggiungere quel misterioso e oscuro manto, e ogni notte una lacrima scendeva sempre dai suoi grandi occhi brillanti. Una di quelle notti, però, qualcosa non andò come al solito. Era inverno e il mare era agitato, così agitato che Lucilla non riusciva a vedere le sue amate stelle: le nubi minacciose tingevano tutto di grigio e la pioggia scuoteva le acque con violenza. La stellina, inconsapevole delle forze in superficie, si sporse troppo e un’onda improvvisa la trascinò lontano, alla deriva, dove non poteva controllare i suoi movimenti. Il mattino dopo, quando i suoi grandi occhi salati si aprirono, si trovò su uno scoglio sconosciuto, non distante da una spiaggia. Era sconvolta e impaurita, sentiva la mancanza di casa, quando una voce stridula la fece trasalire : ” Ei tu! Cosa ci fai sul mio scoglio?” Si voltò, era un bianco gabbiano dal becco enorme… “Scusami! – gli disse – non so come sono arrivata qui! Ieri il mare era in tempesta e io mi sono persa! Ho perso la via di casa! Il mio nome è Lucilla”. Il gabbiano, guardando i suoi occhi tristi e dolci, vi lesse dentro tanto timore, capì che la piccola Lucilla era sincera. ” Perché non ti sei riparata? Il mare ieri era pericoloso…”. ” Volevo vedere le stelle!” “Non sai che le stelle col temporale non si vedono?  “Non lo sapevo, la mia casa è il mare, ma il mio cuore mi porta lontano…” Il gabbiano allora ascoltò i racconti della piccola Lucilla, i suoi sogni, le sue speranze: gli confidò di quanto desiderasse poter volare fin lassù, brillare e conoscere le sue cugine celesti. Il gabbiano, commosso da tanta dolcezza e ingenuità, ebbe allora un’idea: ” Lucilla, io sono solo un uccello, non posso portarti fino alle stelle, ma se tu vuoi, posso prenderti nel mio becco e farti volare, posso mostrarti il mondo come lo vedo io e poi aiutarti a trovare la via di casa. Sono un tuo amico adesso, e mi chiamo Bianchino”.


STELLA 1

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25/08/2016 · Ischia e la storia