I SEI SINDACI DELL'ISOLA D'ISCHIA ALLINEATI CON IL PFEFETTO CARTMELA PèAGANO SUL CASTELLO AL G7

I COMUNI DI BARANO E FORIO CON DELIBERA CONSILIARE SI SONO GIA’ UFFICIALMENTE ESPRESSI PER UN NO SECCO NONOSTANTE LA DIVERSA POSIZIONE DELLA CONSIGLIERA DLDEIANA DONATELLA MIGLIACCIO

PANORAMICA NOTTURNA DELLA BELLA ISCHIA

In vista delle Elezioni Politiche nazionali la consigliere regionale, possibile prossima candidata, Maria Grazia Di Scala, sta dando il meglio di se per riesumare il “morto” , convinta com’è, sue cifre alla mano, che l’isola col comune unico vi guadagnerebbe. Noi invece facciamo un diverso ragionamento con “calcoli” di tutt’altra natura, entrando direttamente nelle realtà delle cose, illustrando per altro in dieci punti cosa ci capiterebbe qualora ci propinassero la sventura di un unico comune a gestione egemonica

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di ANTONIO LUBRANO

Foto di Giovan Giuseppe Lubrano

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Sgomberiamo  il campo da ogni falsa  interpretazione affermando, che tutta questa voglia matta di ritrovarsi domani cittadini ischitani di un comune unico senza prospettive e nemmeno illustrate, qualora ce ne fossero state, con onestà intellettuale, alla popolazione da chi ci vuol condurre in questo vicolo cieco, non crediamo sia fra le priorità del momento. In poche parole, il comune unico  non è necessario. Il referendum passato e perso poi, è stato solo spreco di tempo e soldi. Quindi diciamo convinti  No al comune unico. I comuni di Barano e Forio con delibera consiliare si sono già espressi ufficialmente per un no secco. Chi è favorevole, propinandoci sull’argomento stucchevoli relazioni scritte e parlate, non si rende conto del grave errore che commette. Meglio lasciare le cose come stanno e battersi invece per migliorare le singole realtà, magari con l’Unione dei Comuni sui grandi temi che tengono  l’isola in costante apprensione e cioè:  rifiuti, sanità, viabilità e traffico automobilistico, corpo vigili urbani unico, disciplina marina, edilizia pubblica e privata, assistenza sociale. In vista delle Elezioni Politiche nazionali la consigliere regionale, possibile prossima candidata,  Maria Grazia Di Scala, sta dando il meglio di se per riesumare il “morto”, convinta com’è, sue cifre alla mano, che l’isola col comune unico vi guadagnerebbe. Noi invece facciamo un diverso ragionamento con “calcoli” di tutt’altra natura, entrando direttamente nelle realtà delle cose. In primis: Il comune unico porta all’ingovernabilità dell’isola per l’effetto negativo di alcuni fra i motivi più pratici e palpabili che elenchiamo qui di seguito:1) Inevitabile ascesa  di un personaggio accentratore difficile da ridimensionare, del tipo di Domenico De Siano, che con le sue recenti “conquiste politiche,  avanza incontrastato. 2) Difficoltà a dir poco insuperabili per la formazione della maxigiunta, tenendo conto delle pretese, sempre al rialzo, degli altri comuni, ridotti per effetto del comune unico a semplici e rissose contrade o circoscrizioni che dir si voglia. 3) Guerra fratricida fra le varie “contrade”, ossia i comuni declassati, per la composizione delle varie commissioni: da quella del commercio a quella edilizia, dai beni ambientali alle spiagge, dalla sanità alla scuola e via enumerando. Ciascuno vorrà una fetta di potere, perché, nel caso del comune unico, la “torta” da dividersi diventa più grande. 4) I comuni cittadini si sentiranno sempre più lontani  dal rapporto diretto col sindaco, perchè questa figura, divenuta  più importante per l’accresciuto spazio di potere e di impegni, sarà sempre più inarrivabile. Sarà sempre un “delegato sindaco” a dare le risposte. 5) La distribuzione dei servizi municipali e paramunicipali, inevitabilmente cadrà nel caos, perché, la loro gestione non riuscirà a mettere d’accordo gli addetti ai lavori delle varie “contrade”. La patata più bollente che poco si vorrà maneggiare,  sarà il servizio pubblico dei taxi e microtaxi che dalle altre “contrade” dell’isola, vorranno “fare servizio pubblico” tutti a Ischia-centrale per diritto acquisito. Ne conseguiranno giornaliere risse di piazza fra taxisti di Ischia  e loro colleghi delle altre contrade dell’isola davanti ai turisti in fuga. 6) Acquedotto e rifiuti saranno la causa  che può mettere in crisi il governo centrale dell’isola, non preparato a sufficienza per frenare i bollenti spiriti di quei cittadini degli altri comuni, tipo Forio ad esempio, e politici più o meno impegnati, che ritenendosi di serie B, ossia fuori dalla stanza dei bottoni del Comune al comando,  che sicuramente sarà Ischia, faranno di tutto per boicottare quelle  iniziative che non appaiono di proprio gradimento. 7) I capitoli di spesa saranno un’altra dolente nota nella conduzione del paese a gestione unitaria. Saranno tanti i voti contrari in giunta ed in consiglio comunale, per manifesto  spirito campanilistico, a bloccare proposte di intervento  e progetti sul territorio, perché,  favorirebbero le esigenze dei casamicciolesi  piùtosto  che quelli dei lacchesi o dei foriani o anche degli ischitani. 8) Difficilmente panzesi, foriani, lacchesi e casamicciolesi  vorrebbero vedere i loro comuni, dall’aspetto amministrativo, ridotti a semplici circoscrizioni affidate a delegati che non decidono niente.  9) I finanziamenti a stanziamento unitario saranno il grande pomo della discordia fra i comuni accorpati, per il semplice motivo, che nessuno vorrà rinunciare a buona parte delle erogazioni di fondi a beneficio proprio e non della “contrada” concorrente. 10) fra tanto casino, spunterebbe inevitabilmente lo spettro del commissario prefettizio, che una volta materializzatosi, prenderebbe il posto del sindaco, della giunta e del consiglio comunale.  E potremmo continuare. Pertanto,  preferiamo che l’isola d’Ischia migliori con i suoi storici sei comuni, con le sue identità amministrative consolidate, con la sua voglia di rinnovarsi nelle aspirazioni possibili che conducono verso obiettivi certi e concreti. Noi non siamo quelle persone che  cambino per il solo gusto di cambiare, specie se all’orizzonte non si intravede chiarezza. Questa è la nostra  visione dell’argomento. Speriamo  non si commetta l’errore di trasformare l’isola d”Ischia in comune unico. Sarebbe davvero, oggi devastante,  una pazzia! Che potrebbe costarci molto caro. P.S.: Vallo a dire ai cittadini di Forio, Casamicciola, Lacco Ameno, Serrara Fontana, Barano che dovranno  portare in soffitta o buttare nella discarica più vicina il glorioso Gonfalone del proprio Comune di appartenenza. 

                                                                                                                                                        antoniolubrano1941@gmail.com

FRANCESCO DEL DEO SINDACO DI FORIO

IL SINDACO DI BARANO GIOSI GAUDIOSO

LA CONSIGLIERE REGIONALE MARIA GRAZIA DI SCALA POSSIBILE CANDIDATA PER FI ALLE PèROSSIOME ELEZIONI POLITICHE

 

27/11/2017 · L'EDITORIALE

IL DOPO G7 – IL PRIMO CITTADINO DI ISCHIA PUNTA TUTTO SULLA BELLEZZA DEL LUOGHI CREATI DAL PADRETERNO E LAVORA PER METTERCI DEL SUO

ISCHIA VISTA AL CASTELLO

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Per la riaffermazione della “Bella Ischia” si parte da qui, dal momento che il G7 è da considerarsi il fantastico trampolino di lancio piovuto “miracolosamente” dal cielo che ci voleva. Le parole di Enzo Ferrandino: “Viviamo in un’isola unica al mondo, ma dobbiamo crederci di più e valorizzare ciò che abbiamo, anche imponendoci comportamenti più rigorosi. Ischia ha avuto risalto internazionale, un risultato che anche gli scettici devono riconoscere; questo ci prospetta, potenzialmente, in luoghi in cui siamo meno conosciuti».

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DI ANTONIO LUBRANO
Foto di Giovan Giuseppe Lubrano

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Attenuati gli entusiasmi per il successo di immagine ottenuto, ora si ragiona. L’evento ultimo del G7 è stato per il sindaco Enzo Ferrandino, il banco di prova massimo per la “Bella Ischia” che ha superato a pieni voti di fronte a delegazioni di spessore e ospiti prestigiosi di governo internazionale, dove allo stesso tempo è stato potuto dimostrare che l’esplicito slogan coniato per farsi eleggere primo cittadino di un comune in continua e moderna crescita, non era nato per caso. Enzo Ferrandino, da subito è andato al punto,giocando una carta sicura, quella della bellezza della sua Ischia, con il preciso intento di metterci del suo dopo quello che di meraviglioso aveva creato il Padreterno. Ritrovarsi al centro dell’attenzione, nelle vesti di padrone di casa di una location ospitante, fra centinaia di personaggi di primissimo piano della moderna informazione e della politica mondiale e vantare il proprio biglietto da visita con su scritto “Bella Ischia”. è stata per Enzo Ferrandino la sua prima grande ed inimmaginabile soddisfazione di valore immenso che ha incassato appena agli inizi del quinquennale mandato alla guida del Capoluogo isolano. Quindi , per la riaffermazione della “Bella Ischia” si parte da qui, dal momento che il G7 è da considerarsi il fantastico trampolino di lancio piovuto “miracolosamente” dal cielo che ci voleva. Tutto ha un senso, specie quando si lavora per raggiungere obiettivi che sono alla portata delle proprie legittime ambizioni. «Le delegazioni hanno provato un forte stupore dinanzi alla bellezza dei nostri luoghi; questo ci deve inorgoglire e far acquisire consapevolezza. Viviamo in un’isola unica al mondo, ma dobbiamo crederci di più e valorizzare ciò che abbiamo, anche imponendoci comportamenti più rigorosi. Ischia ha avuto risalto internazionale, un risultato che anche gli scettici devono riconoscere; questo ci prospetta, potenzialmente, in luoghi in cui siamo meno conosciuti». Così il sindaco Enzo Ferrandino si è espresso a conclusione della grande assise internazionale che si è tenuto il 19 e 20 ottobre scorsi sul nostro sacro ed antico suolo, ricco di storia e di fascino che nel passato come nel presente rimane fantastico approdo di Re, Regine, Presidenti e Ministri di governo, scrittori e giganti del social e dell’informazione che , ispirati dalla bellezza dei nostri luoghi visitati e scoperti, hanno preso importanti decisioni e scritto parte della storia dei loro paesi. Il messaggio che ci perviene dalla “due giorni” internazionale che ha avuto per scenari il Castello Aragonese ed il bellissimo grande parco del prestigioso albergo Punta Molino fra mare, spiaggia e pineta, è carico di significati e giunge a proposito, proprio quando la parte ben pensante dei cittadini ischitani ha rafforzato la convinzione di remare tutti in un’unica direzione, se si vogliono raggiungere traguardi di ulteriore crescita strutturale e sociale nel paese in cui si vive e si lavora. Remare in un’unica direzione, significa fiancheggiare le scelte dell’amministrazione con spirito di critica costruttiva finalizzata alla contribuzione di idee e pareri intelligenti da fornire a chi è preposto alla cura della cosa pubblica. Remare in un’unica direzione significa comportarsi come ha ammesso il sindaco Enzo Ferrandino, il quale nell’elogiare gli ischitani in occasione della “due giorni” del G7, ha detto che “ Ischia ha mostrato il lato migliore di sé e lo ha fatto grazie all’impegno e alla pazienza dei suoi cittadini che, ancora una volta, hanno dato prova di essere ospitali, rispettando le ordinanze e mostrandosi riguardosi nei confronti dei nostri illustri visitatori”. Remare in un’unica direzione significa non mettersi di traverso per ostacolare la nascita di opere pubbliche sul territorio che secondo i malpancisti locali non dovrebbero essere realizzate per conservare lo stato dei luoghi cosi come sono sempre stati al costo anche di bloccare il necessario sviluppo e miglioramento delle zone scelte per nuove e più moderne funzioni di pubblica utilità. Remare in un’unica direzione significa abbandonare gli insani propositi di inscenare manifestazione di protesta senza senso come quella contro il G7 che ha visto tra i contestatori di professione alcuni ischitani anch’essi contestatori di ogni cosa per vocazione e per secondo mestiere, appartenenti ad un mondo tutto loro in cui si ritrovano a meraviglia, grazie anche alla personale condizione di pensionati in assoluta tranquillità di vita, senza rischi e sen’altri doveri. Insomma, se non si rema contro, il paese va avanti spedito, l’economia cresce, la qualità della vita migliora, il buon nome di Ischia all’estero si espande sempre di più, e tutti noi infine ci ritroveremmo sulla via maestra alla conquista di nuovi obiettivi che non sono lontani.
antoniolubrano1941@gmail.com

EFFETTI SPECIALI E NATURALE DI UNA ISCHIA D'INCANTO

ISCHIA E LE SUE IMMAGINO COL MINISTRO MARCO MINNITI SPOPOLA NEI TG DI RAI UNO

MARCO MINNITI SUL CASTELLO COL MINISTRO CANADASESPETTACOLARE IMMAGINE DI ISCHIA PONTE CON IL CASTELLO E VIVARA SULLO SFONDO CHE HA ICANTATO IL G7

L'INVIATA DEL TG1 RAI SUL PIAZZALE ARAGONESE DAVANTI AL COCOGELOLA STORICA ARCHITETTURA DEL CASTELLO ARAGONESE

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24/10/2017 · L'EDITORIALE

LA TORRE DI MICHELANGELO DI SI PARLERA' DI FILOSOFIA

LA FILOSOFIA  PUO’ ESSERE ANCHE QUESTO: QUANDO LA LEGGENDA SI SPOSA CON LA STORIA E APRE A “VERITA’”  NASCOSTE  Mons. Onofrio Buonocore pensò e scrisse che la secolare Torre davanti al Castello potesse chiamarsi Torre di Michelangelo in virtù dell’ipotesi che il grande artista fiorentino avesse soggiornato nella Torre ospite di Vittoria Colonna e di Laura Sanseverino consorte di Innigo D’Avalos e zia del giovane sposo Ferrante. Definire “storiella” il rapporto di amicizia fra Vittoria Colonna e Michelangelo con lo sfondo, dai più decantato, del Castello e della Torre, non fa onore nè a chi si riempie la bocca  pronunciandola (la parola storiella) e né a chi ne sostiene il concetto con irriverente ironia. Domenica 24  il “debutto” alla Torre di Michelangelo o di S.Anna ( fate voi) con una interessante mostra d’arte di sculture che vede insieme in esposizione per la prima volta gli artisti scultori ischitani Giovanni De Angelis e Giovanni Di Costanzo (scomparso), curata da Massimo Ielasi.

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di ANTONIO LUBRANO

                                                                                           Foto di Giovan Giuseppe Lubrano

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La Torre di Michelangelo nei giardini di S. Anna torna ad essere insieme al Castello, alla Biblioteca Antoniana ed ai giardini La Mortella, sede di importanti appuntamenti culturali promossi dal Circolo Sadoul di Ischia. L’ultima iniziativa della serie è quella che si riferisce agli incontri per il 3° Festival di Filosofia e Summer School “La Filosofia il Castello e la Torre” supportata da centri culturali di spessore itraliani ed europei quali: FISP (Fédération Internationale des Sociétés de Philosophie) Parigi, Istituto Italiano Studi Filosofici, Circolo Georges Sadoul, Università di Palermo, Missisauga Univ. Toronto, Insophia, CRF (Centro Internazionale ricerca filosofica), “International Journal of Ontology, History and Critics”, NF Napoli Filosofica. Ideatore ed attivissimo propagatore dell’evento in cui si sente calato appieno con tutta la propria inconfutabile preparazione, è il giovane filosofo ischitano Raffaele Mirelli secondo cui “Il filosofo spesso rinchiuso nelle roccaforti intellettuali qui rappresentate simbolicamente dal Castello e la Torre , deve ritrovare una nuova vivacità relazionale ed interagire con le istituzioni per creare processi sinergici eterogenei. Deve operare necessariamente nell’ambito pubblico e politico per esprimere a meglio la tecnica dell’umano ed aggiornare quell’umanesimo che ha caratterizzato e ancora caratterizza il patrimonio culturale dell’Europa e dell’Italia”. Ma il dotato filosofo isolano afferma dell’altro e lascia senza parole sopratutto i suoi sinceri estimatori del Sadoul quando afferma dopo aver personalmente posizionato a notte fonda per l’isola alcuni cartelli della campagna di sensibilizzazione sociale “Assenza del Bello”. Ischia vuole dare voce alla bellezza, dice il filosofo Raffaele Mirelli, quella che dopo la sua perdita va ricostruita, insieme, senza diatribe personali o malcontenti futili. Se la bellezza viene a mancare negli occhi di chi è abituato a vederla, e quindi non considerata, allora va ricostruita, mantenuta, tenuta. Questa bellezza passa dallo stato naturale all’Umano, a quel veicolo d’energia che in questi giorni, più dei soldi, sta costruendo un futuro di consapevolezza e di solidarietà. Ricostruiamo la bellezza, perché – forse è vero – l’Assenza del Bello su quest’Isola, a Napoli e altrove non è possibile. Ricostruiamoci: c’è del Bello anche nelle cose brutte!” Anche il sindaco enzo Ferrandino è rimasto sen parole. Infatti, “Quando Raffaele Mirelli mi rappresentò il tema di quest’anno ha detto il sindaco d’Ischia, rimasi colpito. È ormai da alcuni mesi che si é chiusa la campagna elettorale e il nostro programma era titolato “La bella Ischia”. Molteplici sono i significati legati al concetto del bello che va compreso in diverse sfaccettature ed accezioni, anche ad esempio come sinonimo dell’efficienza dell’azione amministrativa. Mi fa piacere che il tema del “bello” sia l’elemento caratterizzante di questa edizione del festival. Il concentrarsi sulla ricerca del “bello”,inteso nella sua manifestazione più completa, lo trovo fondamentale per migliorare il vivere quotidiano della nostra comunità”. Quindi tornado al calendario della manifestazione che prende il via sabato 23 settembre e si concluderà il 1 ottobre prossimo, essa prevede una agenda abbastanza fitta. Si parte per l’appunto sabato 23 con una performance teatrale al Polifunzionale di via Morgioni con l’opera di Lunari “Tre sull’Altalena” con la regiqa di Giuaseppe Iacono. Poi domenica 24 il “debutto” alla Torre di Michelangelo o di S.Anna ( fate voi) con una interessante mostra d’arte di sculture che vede insieme in esposizione per la prima volta gli artisti scultori ischitani Giovanni De Angelis e Giovanni Di Costanzo (scomparso), curata da Massimo Ielasi. Lunedi 25 sarà la volta della Biblioterca Atoniana dove alle ore 15.30 avverrà la registrazione partecipanti alla “Ischia Summer School of Humanities” “Figure del Nichilismo” (solo per iscritti), mentre alle 17.00 avrà luogo la Lectio Magistralis del Prof. Vincenzo Vitiello che parlerà al pubblico della “Religiosità del Nichilismo. A partire da Dostoevskij”. Martedì 25 e mercoledì 26 settembre, si torna alla Torre di Michelangelo (denominazione ufficiale per atto del Comune d’Ischia proprietario del complesso monumentale), con i seminari della Ischia Summer School of Humanities sul tema “Figure del Nichilismo” – Docenti: Giovanni Covone (Un. Federico II Napoli), Angie Hobbs (Un. Sheffield, U.K.), Raffaello Palumbo Mosca (Un. Torino e Chicago), Nicola Russo (Un. Federico II Napoli), Luigi Vero Tarca (Un. Ca’ Fascari Venezia), Vincenzo Vitiello (Un. S. Raffaele Milano). Alle 20.00 dello stesso martedi ci si reasferisce ai Giardini della Mortrella a Forio per il Concerto per piano: Maestro Simone Sala “88 tasti tra Romanticismo e Post Moderno. Giovedì 28 si rimane alla Mortella per i saluti istituzionali e l’introdusione del direttore scientifico dott, Raffaele Mirelli e la Lectio Magistralis del: Prof. Angie Hobbs, Uni. Sheffield: “Nationhood and Nationalism Today: a Philosophical Perspective. Sabato 30 ritorno alla Torre di Michelangelo o di S.Anna per l’ apertura dei lavori, conferenze e presentazione della Torre. .Domenica 1 ottobre ultimo giorno del Festival “Filosofia, il Cstello e la Torre” con presentazione di Aenaria Sommersa, “discesa dei filosifi in piazza” .- Chiusura in bellezza sul Castello Aragonese con relazioni, Filosofia con i bambini col prof. Giuseppe Ferraro, altre relazioni e saluti finali A fronte di tutto quanto, se dovessimo dare un voto da 1 a 30 al Sadoul di Ischia per la sua meritoria attività culturale, senza esitare gli daremmo 30 e anche con lode. Se invece con la stessa disponibilità di numeri dovessimo esprimere il nostro voto sull’ingiustificato atteggiamento di rifiuto che ciascuno membro del circolo culturale isolano, dal suo presidente fino all’ultimo portacarte, mantiene nel confronti del vero, autentico, popolare nome che da quasi un secolo si identifica con Torre di Michelangelo, voteremmo senza esitare, meno di uno. Cioè zero.
antoniolubrano1941@gmail.com

IL CASTELLO D'ISCHIA

L'INGRESSO DELLA BIBLIOTECA ANTONIANACONFERENZA STAMPA AL COMUNE CON GIORGIO BRANDI,

MIRFELLI ESPONE I CATELLI DELLA BELLEZZA

IL PUBBLICO DEL SADOUL AGLI INCOTRI SU LA FILOSOFIA IL CASTELLO E LA TORRE SI GODE LA BELLEZZA DEI GIARDINI DELL'ANTICA CASA-FORTEZZALA TARGA DEL COMUNE DI ISCHIA CHE INDICA LA TORRE CON LA DENOMINAZIONE UFFICIALE DI TORRE DI MICHELANGELO

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21/09/2017 · L'EDITORIALE

POCHI SANNO CIO’ CHE ACCADDE NELL’ANNO DEL SIGNORE 1503 FRA LA TORRE DI MICHELANGELO, LA CHIESETTA DI SANT’ ANNA DA POCO COSTRUITA E UN PREZOSO QUADRO DELLA SANTA

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I dati storici raccolti e messi insieme, rappresentano la ricostruzione di una sequenza di fatti, non di certo immaginari, ma realmente accaduti i cui accenni storici, è stato possibile riscontrarli nella storia dei vescovi di Ischia scritta da Don Camillo D’Ambra, nel vecchio archivio della Curia e in antichi testi e documenti di collezione privata. Da quel fausto giorno del 26 luglio 1503 dove Laura Sanseverino che dimorava nella Torre, divenne nuovamente madre, i ringraziamenti e le preghiere delle partorienti ischitane divennero consuetudine e si trasformarono in un rituale di devozione religiosa che si ripeteva ogni anno nel giorno dedicato alla Santa

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DI ANTONIO LUBRANO

(Fotografie di Giovan Giuseppe Lubrano)

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La nobildonna LAURA SANSEVERINO

madre della piccola Costanza D’Avalos

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Volendo fare il countdown, ossia il conto alla rovescia, siamo a meno 16 giorni dalla prossima Festa di Sant’Anna o Festa a Mare agli Scogli di Sant’Anna, a seconda del significato laico o religioso che si vuol dare al tradizionale evento popolare in quel di Ischia Ponte, tra il Castello e Cartaromana. Premesso e scontato che gli organizzatori con il nuovo direttore artistico Cenzino Di Meglio si stiano dando da fare al loro meglio per metter su una Festa che non tradisca le aspettative, ci sembra giusto ed istruttivo che tutti coloro che la seguono debbano essere informati delle vere origini antiche di questa festa che parte da uno storico battesimo celebrato nella omonima chiesetta proprio il 26 di luglio del 1503 con tutti i contorni di quella storica nascita che raccontiamo qui di seguito, ed arriva ad oggi dove la festa, viene continuata e rinverdita con i fasti del nostro tempo, e da ultimo con l’omaggio all’estro artistico del grande Totò a 50 anni dalla sua morte ed a 67 anni dalla sua canzone “Ischia Mia” o “Ischia Paraviso e’ Giuventù “ per la simpatia che il Principe Antonio De Curtis nutriva per la nostra isola. Questi dati storici messi insieme, rappresentano la ricostruzione di una sequenza di fatti, non di certo immaginari, ma realmente accaduti i cui accenni storici, è stato possibile riscontrarli nella storia dei vescovi di Ischia scritta da Don Camillo D’Ambra, nel vecchio archivio della Curia, in antichi testi e documenti di collezione privata. Naturalmente è pur sempre una ricostruzione storica riscritta, dove possibili omissioni e necessarie aggiunte fanno parte di un storia più ampia e circostanziata che è presentata in un libro del sottoscritto in via di ultimazione per essere prossimamente dato alle stampe. Vale la pena seguirci. Quando morì Innico D’Avalos (1504) capitano della guardia sul Castello e Governatore dell’isola, il figlio Alfonso, nativo del Castello, aveva appena due anni. Sua madre donna Laura Sanseverino che frequentava con la famiglia solo nel periodo estivo la Torre, che i posteri chiameranno dopo Torre di Michelangelo per una possibile presenza in loco del Buonarroti e per l’amicizia inconfutabile che intercorreva con Vittoria Colonna dimorante sul Castello, decise di trasferirsi col figlioletto nelle solide stanze di quella sicura fortezza che il suo defunto marito aveva contribuito a far erigere, e dove nel luglio del 1503 nacque la secondogenita Costanza, denominata per i suoi natali in quella struttura, la “figlia della Torre” e soprattutto perchè fu il primo essere umano a venire alla luce nella casa-fortezza dopo la sua edificazione. La gravidanza per Donna Laura fu molto travagliata. Quei mesi che precedettero il parto della bambina furono di grande e continua sofferenza. Assistita dal medico di Corte sul Castello e da una sua amica del Borgo di Celsa, la levatrice Caterina Mellusi esperta a far nascere bambini nelle situazioni più difficili, Laura Sanseverino riuscì a partorire superando il pericolo paventato di perdere addirittura la propria vita e quella della figlia. Era la mattina del 26 luglio del 1503, giorno in cui gli abitanti della zona ormai festeggiavano S. Anna a cui la chiesetta poco distante dalla Torre era stata dedicata e dove la stessa Donna Laura andava a pregare per ricevere dalla Santa la grazia di partorire la sua creatura che portava in grembo e di salvare la vita sua e della nascitura. Le preghiere di Donna Laura furono esaudite e così nacque la piccola Costanza proprio nel giorno di S. Anna. E fu festa per tutti. Le fu dato lo stesso nome che portava sua zia Costanza sorella del padre Innico e donna di alto spessore culturale, stimatissima sul Castello e a Napoli presso la corte del Re. La lieta notizia della nascita della piccola Costanza, si diffuse per tutta la marina del Borgo di Celsa, fra gli abitanti del Castello, presso i casolari di Campagnano, Piano Liguori, Cartaromana e nell’isola intera dove Donna Laura era conosciuta e molto ben voluta. Suonarono a distesa le campane della Chiesa Cattedrale e delle altre chiese sul Castello e della stessa chiesetta di S.Anna nel Ninfario per salutare un bellissimo evento che Innaco D’Avalos, padre della piccola nata, magnificò con una gran festa popolare, come era nei desideri di sua moglie Laura molto religiosa e notoriamente vicina al popolo. Laura Sanseverino era donna dalla forte personalità avvenente nel corpo statuario e bella nel volto. Portava capelli castano-scuri che le scendevano sulle spalle fluenti e vaporosi. Era difficile non notarla con il pregio che era lei a porgersi alla gente. Da quel fausto giorno del 26 luglio 1503 dove divenne nuovamente madre, i ringraziamenti e le preghiere delle partorienti ischitane divennero consuetudine e si trasformarono in un rituale di devozione religiosa che si ripeteva ogni anno nel giorno dedicato alla Santa considerata la protettrice ufficiale delle donne in stato di dolce attesa e ansiose di diventare mamme. Il rituale si è perpetuato nel tempo fino ai giorni d’oggi mutando con gli anni il modo di celebrare il sentito evento.. Fino al secolo XVIIIesimo le donne di Ischia si recavano in pellegrinaggio alla Chiesetta per mare e per terra scendendo a piedi per la strada della Torre e in barche addobbate con canne, foglie di bosco e palloncini colorati, partendo dalla marina del Borgo. Era quella l’usanza votiva per rivolgersi alla Santa e fare festa tutti insieme in suo onore. Oggi quell’antico rito ha assunto connotati completamente diversi. Dal pellegrinaggio e la preghiera alla Santa, si è passati alla festa spettacolare con migliaia di persone fra donne, uomini e bambini locali e forestieri assiepati sugli scogli, lungo il ponte, sulle imbarcazioni a mare e su un’apposita tribuna poi abolita, per assistere alla grande sfilata delle barche addobbate di tutt’altro fascino e dimensioni, ai fuochi pirotecnici e all’incendio del Castello e della Torre di Michelangelo, in uno spettacolo simulato dalle grandi emozioni. Tutto questo preceduto da un rito religioso opportunamente riproposto il giorno prima con messa solenne all’aperto nello spiazzo davanti alla Chiesetta celebrata dal Vescovo di Ischia e da altri sacerdoti coadiutori. Il primo vescovo di Ischia del nostro tempo, giunto in pellegrinaggio alla chiesetta di S. Anna restaurata, per celebrare la Messa a devozione e ringraziamento alla Santa è stato Mons. Antonio Pagano (1984-1997) seguito da una folta massa di fedeli, il secondo, continuando la tradizione, è stato Mons, Filippo Strofaldi Vescovo ad Ischia dal 1997.al 2012. L’ultimo Vescovo in ordine di tempo è l’attuale presule Mons. Pietro Lagnese che in una chiesetta di nuovo messa a punto continua il tradizionale rito.

antoniolubrano1941@gmail.com

COSTANZA D'AVALOS CON I NIPOTI LA PICCOLA COSTANZA NATA NELLA TORRE ED IL FRATELLINO ALFONSO D'AVALOS

I  fratelli Costanza e Alfonso D’Avalos

figli di Laura Sanseverino e Innico D’Avalos

figuranti nella storica sfilata di S.Alessandro

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IL CASTELLO, CARTAROMANA E LA ZONA DI S.ANNA IN RIPRESA AEREA

IL PONTE ARAGONESE E GLI SCOGLI SOTTOSTSATI GIA' AFFOLLATI PRIMA DELLA SERA

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13/07/2017 · L'EDITORIALE

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I PROGRESSI DISCUTIBILI DI ISCHIA PONTE E LO STORICO PONTE ARAGONESE DEL 1441 CHE CONTINUIA A CADERE A PEZZI

15 giugno scorso è scaduto, salvo possibili proroghe, il tanto atteso e cliccatissimo “Concorso internazionale di idee per la valorizzazione urbanistica ed architettonica del Borgo di Ischia Ponte” promosso dal Consorzio Borgo Ischia Ponte e con il patrocinio del Comune di Ischia, dell’Ordine degli Architetti di Napoli e della Facoltà Architettura Università Federico II di Napoli. Questo Concorso mira al recupero dell’autenticità del Borgo attraverso il ripristino di forme e funzioni perdute.

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DI ANTONIO LUBRANO

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Buona la prima, meglio la seconda. L’optimum dovrebbe registrarsi per la terza. Per chi non l’avesse capito, ci stiamo riferendo ai festosi e promozionali “Venerdì al Borgo” con la direzione artistica di Tony Romano, che riprendono domani dopo le due prime “esperienze” o “Episodi” come li definisce l’ organizzazione, vissuti nei precedenti Venerdì ormai consacrati al gaudio popolare ischiapontese e non solo. Insomma tanti venerdì col “Borgo in Festa” dove gruppi musicali e DJ professionisti coordinati da Paolo Roja e i suoi Personal, propongono brani di musica per tutti i gusti, con postazioni dislocate per tutta Ischia Ponte, da via Seminario fino al piazzale aragonese, compresi il largo convento e la piazzetta di Boccia. Dove altresì, nel clima di festa i visitatori tra isolani e turisti, possono degustare le specialità tipiche del territorio. Dove inoltre potrà essere ammirata una straordinaria vetrina di manufatti artigianali, ceramiche, souvenir, abbigliamento, accessori moda, gioielli da scegliere in tutta qualità. Dove in fine, per studiata comodità la zona sarà interamente isola pedonale con stop completo motori dalle 21,00 fino mezzanotte, per facilitare con serenità il passaggio, la sosta e l’intrattenimento del pubblico. Al parcheggio gratuito di Fondobosso, per la particolare occasione, è stato istituito un servizio navette per turisti e residenti provenienti anche dagli altri comuni dell’ìsola, sempre gratuito che trasporteranno quanti vorranno vivere il clima festoso del Borgo, fino all’ingresso di Ischia Ponte. Per i soli residenti ischitani la navetta gratis rientra in servizio anche il giorno dopo, ossia sabato mattina dalla 7,00 fino alle 9,00. Domani sera le postazioni musicali dislocate lungo tutto il Centro Storico saranno sei e vedranno alla ribalta i complessi “Personal” con Rossella Arcamone, Paolo Roja, Gennaro Di Meglio, Stefano Zabatta e Tony Mendella; i “Rio Bel Rio 4et” con Alexandra Serebryakova, Luigi Elia, Luigi Polito e Franco Napolano; i “Personality Duo” con Valentina Senese e Gino Piscopo; i “The Company Store” con Valeria Castagna, Filippo Sgambati, Michelangelo Cannovo, Massimo Mazzella e Salvatore D’Abundo; i “Free Times Trio” con Matteo Di Meglio, Salvatore Boccanfuso e Nicola Di Meglio; le performance di Antonio Pilato, Oscar Pantalone, Alessandra Moscato. Nick Pantalone in partecipazione straordinaria, Annalisa Tramontano, Tony Romano e Anna Carcaterra. Esibizioni de “La Scuola del Folklore” e delle ragazze della Boutique “Alex Miru” che sfileranno per il Borgo con le creazioni di Sasha. Naturalmente, non può essere solo questo il punto di partenza per costruire il sogno della rinascita per Ischia Ponte, Occorre dell’altro, che dia una impronta più marcata al disegno di crescita strutturale, sociale, commerciale, culturale e turistica del paese. Il 15 giugno scorso è scaduto, salvo possibili proroghe, il tanto atteso e cliccatissimo “Concorso internazionale di idee per la valorizzazione urbanistica ed architettonica del Borgo di Ischia Ponte” promosso dal Consorzio Borgo Ischia Ponte e con il patrocinio del Comune di Ischia, dell’Ordine degli Architetti di Napoli e della Facoltà Architettura Università Federico II di Napoli. Questo Concorso mira al recupero dell’autenticità del Borgo attraverso il ripristino di forme e funzioni perdute e la proposizione di contributi contemporanei che ne esaltino le qualità e potenzialità. In pratica esso prevede: Progettazione di un edificio che occupi l’area degli attuali uffici INPS allo Stradone (di cui è prevista la demolizione) e che faccia da cerniera tra la Via Luigi Mazzella (corso principale del Borgo) e il Lungomare Alfonso Il Magnanimo, riqualificazione del lungomare “Alfonso Il Magnanimo”, compreso il Piazzale Aragonese e relativo pontile”. Studio della connessione architettonica e funzionale tra il costruendo parcheggio della “Siena” e le aree investite dal concorso, anche mediante la definizione degli arredi urbani, delle pavimentazioni, dell’illuminazione e di quanto possa contribuire, in maniera coerente e uniforme, a migliorare il decoro e l’immagine del Borgo di Ischia Ponte ed infine la riqualificazione divenuta priorità viste le condizione fatiscenti in cui versa da alcuni anni, del ponte aragonese che collega il piazzale con il Castello e quindi suo restauro, essendo bene pubblico e storico, la cui costruzione risale al 1441. La gente, pur apprezzando le iniziative di festa e di attrazione per tirar fuori Ischia Ponte dalle secche dell’anonimato relegata fino a qualche tempo fa, si aspetta che si operi soprattutto su queste tematiche forti senza dover ricorrere alla protesta di piazza per ottenere ciò che è sacrosanto del popolo che paga le tasse. Ischia dall’11 giugno ha un sindaco nuovo nella persone del dott. Enzo Ferrandino ed un consiglio comunale altrettanto nuovo, ma non ha ancora la Giunta, ossia quell’esecutivo tanto atteso che dovrà rimettere in moto la macchina amministrativa del Capoluogo isolano. Si discute e ci si azzuffa fra gli eletti e non, per ciò che meglio conviene. In un clima di politica improvvisata si tira a campare lo stesso. I venerdì di festa a Ischia Ponte proseguiranno indisturbati, la Festa a Mare agli Scogli di Sant’Anna ha il suo nuovo regista nella persona di Cenzino Di Meglio, Don Carlo ha già preparato i programmi di festa per l’Assunta e San Govan Giuseppe ed infine Cristina e Nicola domani presenteranno ufficialmente il primo vino prodotto nel vitigno del Castello. E’ proprio il caso di dire: La storia siamo noi.
antoniolubrano1941@gmail-com

07/07/2017 · L'EDITORIALE

ISCHIA PONTE UNITA E IN FESTA ACCAREZZA IL SOGNO DELLA RINASCITA D’ATTRAZIONE –  LUCI ACCESE E MUSICHE PER STRADA QUESTA SERA AL SECONDO “VENERDI’ DEL BORGO”

TURISTI IN FILA PER AENARIA SOMMERSA, L’ ISCHIA FILM FESTIVAL SUL CASTELLO, FESTE E MOSTRE ALLA TORRE DI MICHELANGELO, GRUPPI MUSICALI E ARTISTI DA STRADA PER L’INTERO CORSO DEL CENTRO STORICO

Estate piena e ricca per l’antico Borgo di Celsa che con una serie di iniziative mirate di promozione turistica e di festa popolare tiene viva l’attenzione dei turisti in cerca di nuove emozioni. Primi segnali per una nuova Festa a Mare agli scogli di S’Anna “inaugurata” dal nuovo Sindaco d’Ischia Enzo Ferrandino. Attesa per le novità. Il valore aggiunto di Aenaria Sommerse e i tanti “pescatori” della zona che negli ultimi tempi sono diventati collaboratori subacquei degli archeologi della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli impegnati a riportare alla luce la storia millenaria della città sommersa. Un mondo sotto il mare di Ischia che ha conquistato anche il quotidiano britannico “The Indipendent”

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 Servizio di ANTONIO LUBRANO

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Fotografie di ANTONIO DI MEGLIO

Ischia Ponte, da un po’ di tempo a questa parte, sta vivendo il sogno della rinascita che si è sempre prefigurato. Il Castello Aragonese rilanciato e curato dai suoi proprietari al passo con i tempi, la Torre di Michelangelo in attività culturale e sociale, i “Venerdì del Borgo” appena iniziati e ideati per rivitalizzare l’intero contesto ambientale già animato dalle nuove iniziative commerciali e turistiche in atto, l’Ischia Film Festval di Michelangelo Messina fra il Castello ed il Borgo, ed in fine Aenaria Sommersa con la sua sede di rappresentanza e dimostrazione storico archeologica nel cuore dell’antica Ischia Ponte, rappresentano nel loro insieme il peculiare carico patrimoniale messo in campo dalle organizzazioni mirate di sviluppo e rilancio di Ischia Ponte oggi sulla bocca di tutti per le particolari attenzioni che riceve da ogni parte. In prima fila, prima di tutti si colloca con rinnovate responsabilità il Comune d’Ischia che si è reso conto che il Centro Storico di Ischia Ponte e il Porto d’Ischia con le sue banchine di uso pubblico, sono le priorità da seguire fino alla soluzione definitiva delle loro deficienze evidenti (pontile aragonese e banchina di Portosalvo), denunciate e lasciate ancora irrisolte. Il nuovo sindaco Enzo Ferrandino e la nuova giunta che verrà, sono chiamati a farsi carico di queste realtà in sospeso che una volte sistemate, stanno alla base della conquista sociale che si vuol perseguire per la realizzazione di quel sogno di rinascita che specie a Ischia Ponte si crede di stare a toccare con mano. Domani a Ischia Ponte si riaccendono le luci, torna la musica da strada, si rianima l’intero percorso , da via Seminario fino al piazzale aragonese, per il secondo “Venerdì al Borgo”, felice iniziativa promozionale per attirare a Ischia Ponte, ormai classificato il centro storico più bello e seguito dell’isola, turisti alla ricerca di nuove emozioni e conoscenze di un luogo che esprime con la sua particolare ed intensa architettura, i suoi personaggi, gli episodi, tutta la storia antica dell’isola. Aenaria Sommersa, si può dire, è il valore aggiunto alla ricchezza ambientale dello storico Borgo di Celsa esteso fino al mare di Cartaromana fra il Castello e gli scogli di Sant’Anna con l’antica Torre di Michelagelo
all’origine dei Davalos a fare da puntello dominante alla storia raccontata di quei meravigliosi luogh,i rimasti tali ancora oggi che li celebriamo. Questo valore aggiunto che è per l’appunto Aenaria Sommersa è stato oggetto di discussione e ulteriori studi archeologici in un convegno di tre giorni tenutosi la settimana scorsa proprio nella sua sede di Ischia Ponte, promosso dall’”Associazione Culturale Archeologica” insieme all’Area Marina Protetta” Regno di Nettuno”,“Marevivo”, ” Marina di Sant’Anna”, “Ischiabarche” e “Navigando Verso Aenaria” a straordinaria testimonianza di un bene che non fa altro che arricchire il panorama di bellezze storiche e culturali che la vecchia Ischia Ponte sa di poter offrire al turista visitatore desideroso di volerne sapere e scoprire di più. Ischia Ponte ha a portata di mano un patrimonio storico-archeologico-culturale nascosto di cui solo di recente, se ne sta parlando con intensità e cognizione di causa. A farlo non sono gli ischiapontesi, legittimi depositari a propria insaputa del tesoro “segreto”, ma una Organizzazione operante in loco composta da esperti sub, archeologi sotto marni e studiosi della materia, identificabile nell’Associazione Marina di S. Anna, nell’Associazione Archeologica e nel Consorzio Ischia Ponte. Sigle che conducono ad un unico progetto di portata storico-ambientale, in cui ciascun organismo vanta un suo ruolo individuale attivo. Pare però che i soli cittadini di Ischia Ponte, sotto l’ala protettrice ( ? ) del Consorzio, sono stati o si sentono tagliati fuori da tutte le fasi dell’importante operazione che riguarda la scoperta della propria storia sommersa, di quella che fu la vita in frammenti dell’antica Aenaria, con testimonianze archeologiche dirette di lastricati, opere murarie, oggettistica in ceramica di svariate forme e dimensioni e da ultima del ritrovamento recentissimo di un’ancora dell’era romana. La quale ancora è comparsa tra la sabbia dei fondali, complice l’ultima sciroccata, appena all’esterno dell’area archeologica della baia di Cartaromana, a Ischia. E i ragazzi della Marina di Sant’Anna, che da sette anni si occupano, con la regia della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei – del recupero dei reperti della città sommersa di Aenaria, quasi non credevano ai propri occhi. Quindi l’ultimo, sorprendente ritrovamento nel mare che bagna Ischia è il ceppo in piombo di un’ancora romana: la punta di una marra ha catturato l’attenzione di uno degli operatori, Gaetano Lauro. Scoprirla e portarla a galla è stato complesso ed emozionante, come mostra un video di “Navigando verso Aenaria”. Che parte ha Ischia Ponte di fronte a tutto questo ? La nuova sede da poco inaugurata in Via San Giovan Giuseppe della Croce dove è possibile, a pagamento (le scuole pagano) vedere i filmati, per la verità interessantissimi, di Aenaria Sommersa realizzati nelle operazioni di scavo e di ricerca, non è sufficiente per vedere coinvolto tutto l’antico Borgo di Celsa in prima persona attraverso almeno un gruppo di suoi rappresentanti in grado di promuovere iniziative mirate,
affinchè Ischia Ponte e la sua gente insieme possano trarre i benefici auspicati. Senza dubbio suggestiva e misteriosa, è la città antica di Aenaria che tra il 130 e il 150 d.C venne completamente sommersa a causa di una calamità naturale. La città, che affaccia nel cuore della baia di Cartaromana ad Ischia, venne scoperta soltanto nel 1972 da due subaquei ischitani, Rosario D’Ambra e Pierino Boffelli, che durante l’immersione vennero a conoscenza di alcuni reperti sommersi che subito sottoposero all’attenzione del sacerdote archeologo di Lacco Ameno Don Pietro Monti. Recuperare la città portuale da metri e metri di profondità è impossibile, ma da qualche anno è nato un progetto che ha l’obiettivo di riqualificare e valorizzare l’area con alcune visite guidate che conducono i visitatori alla scoperta della zona archeologica sommersa. A bordo di una barca con fondale a vetri è infatti possibile intravedere i resti della città. Un mondo sommerso che ha conquistato anche il quotidiano britannico “The Indipendent”. L’inviato Michael Day è stato rapito dalla storia dell’antica Aenaria, ma anche dai tanti “pescatori” della baia. Questi negli ultimi tempi sono diventati collaboratori subacquei degli archeologi della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli impegnati a riportare alla luce la storia millenaria della città sommersa.

                                                                                                                                                                                                                    antoniolubrano1941@gmail.com

23/06/2017 · L'EDITORIALE

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GIOVAN GIUSEPPE LUBRANO

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Il Servizio Speciale

dal Ciglio di Serrara

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GIOVAN GIUSEPPE LUBRANO

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LA PESCA DELLA PASSIONE SENZA TEMPO FRA GLI SCOGLI DELL’ISOLA

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   Di pescatori di polipi alla” Rienzo” ed alla “Giacomettiello” non se ne vedono più in giro. Quei pochi privati appassionati di questo tipo di pesca, lo praticano con la classica “purpara” da un molo o seduti si di uno scoglio. Al mattino al mercato all’aperto sulle barche di Ischia Ponte ed a quello di Lacco Ameno, I polipi arrivano catturati con altre attrezzature più sofisticate e sicure. In proposito bisogna dire che Il polipo o polpo è uno degli animali marini più furbo al mondo ma, nonostante ciò, sono nate a suo discapito altre e particolari tecniche di pesca specifiche per catturarlo. Per la cucina va molto considerato quel liquido ad inchiostro a difesa del polipo, esso è impiegato spesso nei ristoranti per un magnifico piatto di spaghetti al sugo nero. E’ l’ultima delizia nascosta di questo pesce della famiglia dei molluschi non secondo agli altri di specie diverse e di provata qualità.

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Di ANTONIO LUBRANO

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                             RIENZO IL VECCHIO PESCATORE ISCHITANO DI POLIPI

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                         GIACOMETTIELLO CIGLIANO                             

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I buoni ricordi dell’antica pesca dei polipi a Ischia, risalgono alla fine dell’’800, tanto per non andare troppo lontano nel tempo, con uno storico pescatore dei preziosi molluschi, quel Lorenzo Mellusi che nel Borgo di Celsa tutti chiamavano Rienzo. Suo nonno, anch’ egli di nome Lorenzo e quindi Rienzo, era il pescatore di origini della famiglia Mellusi, padre di 10 figli quasi tutti dediti al lavoro della terra tra Soronzano e Campagnano e soprattutto produttori chi di vino da esportazione, e chi di frutta e ortaggi portati per la vendita ai vari mercati ortofrutticolo di Ischia, Casamicciola e Forio. Nonno Rienzo era considerato dai suoi colleghi e dalla gente del Borgo, il pescatore di polipi e di altri pesci, più esperto operante nella Baia di Cartaromana fra il Castello Aragonese, gli scogli di S. Anna e la Punta della Pisciazza. Solo qualche santangiolese forse lo affiancava, ma mai lo superava. Possedeva un gozzo di 5 metri circa di colore grigio chiaro con l’intera e spessa bordatura, da poppa a prua, tutta rossa, un capace tridente chiamato in gergo ”lanzaturo” e un “secchio” di rovere con il fondo a specchio per scrutare il fondale marino. Attrezzature semplici ma fondamentali in dotazione, per uscire in mare e per andare incontro a polipi, seppie ed altro tipo di pesce a tiro, e fare buona pesca tutti i giorni, per la quale si sentiva specializzato. Rienzo junior, più conosciuto di ultima memoria, sulla scia di suo nonno, si seppe conquistare maggiore popolarità facendo suoi, in lungo ed in largo, i tratti di mare, specie sotto costa, che furono battuti dal vecchio congiunto, avendo per base di approdo e partenza la vecchia spiaggetta della Corteglia, alla estremità dell’attuale Piazzale delle Alghe a Ischia Ponte. Rienzo, personaggio dal fisico minuto ed incallito con immancabile pipa accesa in bocca e copricapo d’epoca paesana in testa, il suo gozzo con gli attrezzi per la pesca simili a quelli di suo nonno, lo aveva solitamente ancorato ad un largo scoglio davanti alla detta spiaggetta. Quello scoglio chiamato “ ‘A Prete ‘e Rienz” esiste ancora ed è lo stesso sul quale si appoggia il molo dei barcaioli che trasportano oggi i turisti a Cartaromana e ad altri luoghi della zona fino a San Pncrazio, e volendo fino ai Marionti. Lo storico scoglio è stato menzionato in alcune guide e libri su Ischia dal Mirabella (1953), dal Cervera (1957) e dal sottoscritto (1964) in una poesia pubblicata sulla rivista Dialetti D’Italia. Rienzo per la pesca dei polipi oltre al “ lanzaturo” ed allo specchio per avvistarli, faceva uso anche delle langelle di terracotta sistemate lungo una corda in filiera di 20, 30 esemplari e calate al largo su fondali sconnessi con presenza di alghe e scogli sommersi. Questo tipo di pesca al polipo da langella, era praticato dai nostri pescatori fino a qualche tempo. Oggi non lo si usa più, perchè metodi più sbrigativi e moderni ne hanno facilitato la cattura. A Rienzo, nell’antico Borgo di Ischia Ponte dopo, col passar di molti anni, è succeduto un altro storico pescatore che gli assomigliava tanto. Si chiamava Giacomettiello vissuto fino agli anni ‘60, al secolo Giacomo Cigliano, anch’egli con buona prole e pescatore di polipi imbattibile lungo gli scogli del golfo aragonese tra il Castello e Cartaromana degli anni ’40 e ‘50. Giacomettiello ha pescato polipi di tutte le dimensioni entro certe misure naturalmente, per una vita intera. Sapeva scovarli di notte con la luce della propria vecchia lampara, li avvistatva e li “lanzava” con maestria e cinismo. Giacomettiello è stato “grande” nel suo mestiere che lo praticava con estrema passione. I suoi “concorrenti “ in zona, nonostante fossero attrezzati fino ai denti, non sono mai riusciti a tenergli testa. La sua pesca del polipo ed altro tipo di pesce era sempre la più continua ed abbondante. Oggi è tutt’altra storia. Di Pescatori di polipi alla Rienzo ed alla Giacomettiello non se ne vedono in giro. Quei pochi privati appassionati di questo tipo di pesca, lo praticano con la classica “purpara” da un molo o seduti su di uno scoglio. Al mattino al mercato all’aperto sulle barche di Ischia Ponte ed a quello di Lacco Ameno, arrivano catturati con altre attrezzature più sofisticate e sicure. In proposito bisogna dire che Il polipo è uno degli animali marini più furbi al mondo ma, nonostante ciò, sono nate a suo discapito altre tecniche di pesca specifiche per catturare il polipo. Si può pescare : dalla riva ,dagli scogli , o dalla barca. Per pescare il polipo dalla barca occorre :una lenza spessa dello 0.80 o una corda di colore bianco (circa 100 metri) una “purpara”, uno straccio (o un sacchetto) possibilmente bianco, un piombo (il peso si sceglie in base alla corrente),una girella, e a scelta una zampa di gallina o un pesce morto o un granchio morto. Il polipo può essere cucinato alla Luciana, in casseruola, affogato, all’insalata, ecc. C’è da leccarsi i baffi, per chi li porta.

                                                                                                                                                                                             antoniolubrano1941@gmail.com

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POLIPI DI SCOGLIO

LANGELLE PER LA PESCA DEI POLIPI

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25/08/2016 · L'EDITORIALE

 STORICA BARCA ADDOBBATA GLORIA DI S.ANNA OPERA DI VINCENZO FUN ICELLO DEL 1956

 UN POOL DI DONNE PER UNA FESTA TRA L’ANTICO E IL MODERNO

  Maria Grazia Nicotra direttore artistico, Antonella Buono autrice del logo e Annacarla Tredici addetto stampa le tre “Eroine” della Festa a Mare agli Scogli di S.Anna,.che secondo il giusto messaggio della riconfermata Maria Grazia “E’ la Festa di tutti”.  Ridato spessore e valore al classico “ruoto”di melanzane alla parmigiana,  al trafficato tegame di terracotta con l’arrosolato coniglio alla cacciatora, alla capiente  cofana ricolma di melone rossofuoco, alla damigiana di vino fresco delle terre di Piano Liguori e Campagnano. La cena a mare di fronte alle quattro  barche addobbare che sfilano, per gli ischitani di ieri e di oggi, è come un rito sacro di una propria identità da rispettare e difendere. La madrina della Sant’Anna 2016 sarà domani sera l’attrice e cantante napoletana Lina Sastri – La Presidenza della Giuria affidata a Salvatore Ronga.

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di ANTONIO LUBRANO

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Partiamo dal passato, da quando cioè l’EVI,  l’Ente Autonoma per  la Valorizzazione dell’Isola  d’Ischia, da circa quattro anni si era preso l’incarico di riorganizzare la Festa A Mare agli Scogli di S.Anna, nata nel 1932 e sospesa nel ’42 per il mondo che entrava in guerra compresa l’Italia. Fra le vsrie barche addobbate presentate in gara in quegli anni, fece fortissima impressione una delle prime barche allegoriche realizzate per la Festa  a Mare dall’artista pittore ischitano Vincenzo Funiciello ritornato da Berlino ove viveva e dove frequentava l’Accademia degli Artisti. Quella barca addobbata presentata nella edizione del 1956 si chiamava “La Gloria di Sant’Anna”  in omaggio alla Santa ed allo spirito religioso a cui si ispirava la Festa. In pratica la barca del Funiciello, in tutto il suo effetto scenico voleva essere la simulazione di una processione a mare diretta verso la chiesetta di S.Anna per le preghiere votive alla Santa protettrice delle partorienti. Fu giudicata un capolavoro e vinse naturalmente il primo premio. Fu un vero e proprio trionfo per punteggio e per  consensi entusiasti di un pubblico già allora numerosissimo. La barca addobbata di Funiciello fu subito elevata a simbolo della storia della Festa a Mare agli Scogli di S. Anna dal 1932 a oggi, conserva il primato e  rimane senza possibilità alcuna di prevaricamento, la più bella, la più significativa,  la creazione più ispirata della festa e dei suoi chiari connotati che la contraddistinguono. La barca “La Gloria di S.Anna”  allestita dal mitico Vincenzo Funiciello, si presentava con una grande raggiera illuminata a bordo , al centro della quale,troneggiava  la figura vivente al naturale della Santa impersonificata da una bella ragazza del Borgo, Rosanna Di Massa ,oggi mamma e nonna felice con lo struggente ed indimenticabile ricordo di quella straordinaria esperienza di tanti anni fa. Nella barca, che era un lungo gozzo col motore entrobordo di quelli che usavano i pescatori della Mandra per tipi di pesca più in alto mare, prendevano posto alcuni “canonici” del  Capitolo Cattederale, l’uomo con lo stendardo a bandiera con i fiocchi, il  “parroco” con l’incenso e l’incensiere, un nutrito gruppo di fedeli e  tre musici, il fisarmonicista Salvatore Mascolo, il violinista Bartiluccio Carcaterra e il chitarrista Giovanni Mazzella il barbiere, che suonavano la canzoncina religiosa cantata dal coro di bordo “Noi  Voglian Dio…” . La barca era trainata da tre spettacolari cigni bianchi in mare guidati da una ragazza in costume d’epoca e da un angioletto (nostro fratello Giovan Giuseppe e nostra sorella Maria). Vincenzo Funiciello è stato il creatore di barche addobbate nella storia della Festa, che meglio e più degli altri riusciva ad entusiasmare la folla assiepata sugli scogli, lungo il ponte aragonese e sul muraglione delle alghe, sui gozzi privati, in barche di nuova fattura e su motobarche pubbliche ancorate nella baia, ai margini del percorso dove sfilavano le barche allegoriche in gara. Vincenzo Funiciello vinse sette primi premi con capolavori di barche addobbate che nessuno riuscì ad eguagliare in bellezza, spettacolarità ed armonia. Un primato che resiste ancora, nonostante gli attacchi seri che in tempi diversi gli mossero altri due giganti della Festa del passato, gli altrettanto mitici Nerone e Andrea Di Massa. Un’altro aspetto della festa a Mare agli Scogli di Sant’Anna che ha  appassionato da sempre  gli ischitani ed ha contagiato gli stessi turisti che seguono la Festa da anni,  è il senso della “scampagnata” a mare. Il piatto simbolo o meglio il “ruoto” simbolo col suo prelibato contenuto, a cui si ricorre domani  sera, è la parmigiana di melanzane, affiancata da un altro piatto principe, il coniglio alla cacciatora preparato nel classico tegame di terracotta,  a cui, per altro,  si aggiunge il melone rosso fuoco, ossia l’anguria  e il fresco vinello delle terre locali. Lo è naturalmente  anche quest’anno a questa bella festa di Sant’Anna,  per la prima volta nella sua storia, condotta da una donna, l’ischitana doc Maria Grazia Nicotra a cui è stata  affidata, per la seconda  volta consecutiva  la direzione artistica dell’importante evento.  Un menu nella sostanza  perfetto, senza sofisticherie, semplice e gustoso, atteso nella sua particolare realizzazione, per un anno intero, per poi goderlo la sera della ricorrenza di Sant’Anna, ossia domani sera, con la famiglia o col gruppo di amici, in barca, nel placido specchio d’acqua aragonese, fra il Castello, la Torre di Michelangelo, la Chiesetta e gli scogli di Sant’Anna con lo scopo soprattutto, di  festeggiare una giornata non comune, sin dall’imbrunire fino a sera inoltrata, che si ripete puntuale, ogni anno come  un rito sacro a cui solo in pochi non vi prendono parte. Così è stato per il lontano passato, così sarà oggi, nel pieno rispetto di una tradizione più viva che mai. Quindi la Festa in generale,  ha ritrovato l’entusiasmo e la passione del passato, grazie soprattutto alla verve  della sua direttrice artistica, la costumista e scenografa Maria Grazia Nicotra  che vive la Festa con sentimenti fra tradizioni e creazioni del nostro tempo. Negli anni in cui la Festa prese avvio, l’unica motivazione che spingeva la gente del Borgo e delle colline soprastanti di Campagnano, San Domenico, Sant’Antuono, Piano Liguori e della Marina di Villa Bagni al  Porto a parteciparvi, era quella di trascorrere in piena letizia una serata diversa dalle altre, cogliendo il pretesto della Festa organizzata con i soli falò e “lampetelle” sugli scogli in omaggio a Sant’Anna, la protettrice delle partorienti. Infatti alla Festa, la presenza delle donne superava sempre quella degli uomini che pure erano tanti. I quali si sentivano  destinati per lo più a governare i gozzi con cui si usciva in mare ed a servire il succulento pranzo che le donne avevano preparato e sistemato accuratamente in capienti ceste adagiate sul fondo delle imbarcazioni protette dall’umidità serale e da improvvisi accidentali. Gli anni che passano, cambiano la storia e gli uomini, ma non riescono a trascinare nell’oblio le tradizioni per vederle morte e sepolte. Come abbiamo detto sopra, esse resistono, vivono con tutto il vigore e la poesia con cui si accompagnano.  

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26/07/2016 · L'EDITORIALE

“E…STATE CON GESU’ ” L’ULTIMA INVENZIONE DEL PARROCO DEL BORGO

prende il via domani con concerti, mostre, spettacoli, escursioni ricreative, itinerari per far conoscere i luoghi di San Giovan Giuseppe, chiese del Borgo aperte – Sabato 15 luglio si inaugura il ciclo estivo delle feste patronali con la festa della Madonna del Carmine alla Cappella – Nell’agenda gigante di Don Carlo figurano poi , il Palio dedicato all’Assunta a metà agosto, la grande festa di San Giovan Giuseppe per fine agosto, la festa della Bambenella alla Mandra ai primi di settembre e per chiudere la festa dell’Addolorata a metà settembre.

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di ANTONIO LUBRANO

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LA PROCESSIONE DELLA MADONNA DEL CARMINE TRA I VIGNETI DELLA CAPPELLA

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La frenetica attività parrocchiale di Don Carlo Candido nella vasta area di suo dominio pastorale che va da Ischia Ponte centro fino all’Addolorata, passando per la Cappella del Carmine e San Antonio fino alla Bambenella alla Mandra, tiene in stato di allerta costante i commentatori critici del suo largo e proficuo operato, quasi che il nostro fosse l’uomo in tonaca nera da guardare a vista e “sparare” contro di lui ad ogni sua “uscita” che i suoi irriducibili censori non gradiscono e malevolmente prendono di mira. Ma Don Carlo, che noi abbiamo definito in tempi non sospetti, il novello Don Bosco in quel di Ischia Ponte, fila diritto senza dar peso alle “carezze” che gli provengono dalla sua parte avversa. Nemmeno le bordate relative ai recenti fatti di pratiche d’esorcismo lo hanno toccato più di tanto. Segno è che Don Carlo si è rivelato un ottimo stratega anche in fatto di difesa personale oltre che di quella dei suoi parrochiani che si lasciano guidare dal loro parroco a livello spirituale e laico-ricreativo con straordinaria partecipazione ed incondizionata fiducia. Insomma Don Carlo fa il parroco in una fortezza, capace di resistere e quindi respingere ogni tipo di attacco con l’arma della non curanza e se è il caso, del…perdono. Siamo in clima di Giubileo della Misericordia dove ciascuno è chiamato a fare la sua parte secondo il messaggio di Papa Francesco dal Vaticano e del Vescovo Pietro dall’Episcopio di via Seminario. In loco c’è una estate di feste da gestire dove, diciamola tutta, Don Carlo ha la supervisione diretta sui programmi ed i programmatori, nel senso che si procede col comune sentire, fatta salva però l’ultima parola, le decisioni finali che sono di Don Carlo. E così sia. Del resto, se vogliamo, tutto parte dalla fertile fantasia e dal potere decisionale accettato ed accettabile del parroco cosiddetto da prima linea. Inventa, costruisce, invita alla preghiera, allo stare insieme, a vivere gli eventi di festa con gioia, con la vittoria dello spirito. Quest’anno Don Carlo si è inventato “E…state con Gesù” , ovvero, vivere l’estate 2016 nella sana ricreazione del corpo e dell’anima attraverso una carrellata di eventi che partono da oggi e percorrono l’intera buona stagione in compagnia di sole, mare, luna, cielo stellato e tanta, tanta condivisione. Poi le feste patronali sul terreno di sua giurisdizione, per le quali Don Carlo, dopo il malcontento e le polemiche del Marzo scorso, ha parlato chiaro e pressappoco si è espresso così: “ il popolo vuole le feste ? Allora dobbiamo essere tutti d’accordo !”. Così è partita la festa della Madonna del Carmine alla Cappella con il preliminare della intronizzazione delle statue della Madonna e di San Vincenzo in attesa dei festeggiamenti solenni di sabato 16 e domenica 17 luglio dove nel giorno liturgico della Madonna del Carmelo, è previsto un ricco programma di festa con messe nella chiesetta sin dal primo mattino, la supplica a mezzogiorno, lo sparo della diana alle 12.45, Processione delle statue alle 20.30 fino alla Torre di Michelangelo, dove il vescovo Lagnese celebrerà all’aperto la messa solenne con il tradizionale pontificale, in serata inoltrata spettacolo popolare col cabarettista Paolo Caiazzo e Sagra della parmigiana. Per Domenica 17 sarà celebrata la Giornata della Gente di Mare con messe votive per tutta la mattinata, nel tardo pomeriggio la grande processione fino al piazzale aragonese e ritorno, concerto della banda musicale Città di Ischia e spettacolari fuochi pirotecnici finali. Nell’agenda gigante di Don Carlo figurano, il Palio dedicato all’Assunta a metà agosto, la grande festa di San Giovan Giuseppe per fine agosto,la festa della Bambenella alla Mandra ai primi di settembre e per chiudere la festa dell’Addolorata a metà settembre. Tutto secondo gli atti di fede popolare ed il senso della tradizione a cui tutti sono legati. Insomma non mancherà niente. Il popolo legato alla Chiesa e a Don Carlo, gradisce che le feste patronali si facciano, con i fuochi d’artificio, la processione, le campane, le luminarie stradali, magari commentandone anche con spirito critico la tenuta del disegno, le bancarelle, i giochi per ragazzi, perchè le feste con la loro storia, sono patrimonio storico e tradizionale della propria vita passata alla quale tutti si sentono legati più di quanto si pensi. Solo una minoranza di persone è fuori da questa ottica e impreca affichè la si faccia finita. Costoro, essendo affetti da problemi di natura esistenziale, non sopportano i rumori, non reggono all’idea di fare comunione, di stare insieme, non amano il suono delle campane che invece è poesia e richiamo gioioso alla festa e per qualsivoglia cerimonia religiosa nella parrocchia di appartenenza. Insomma li disturbano i campanili, e peggio ancora, se non hanno la fede e si ritengono non credenti, danno fastidio loro sul territorio la sagoma di una chiesa, le croci votive sparse per l’isola, gli avvisi sacri, la bella e rispettabile figura del nostro Vescovo e la presenza in tutte le situazioni, compresa la Festa a Mare agli Scogli di Sant’Anna, dello stesso Don Carlo, protagonista per la verità in ogni dove. Che Don Carlo, dal suo pulpito, predichi, redigga editoriali, lanci giuste accuse ad un certo tipo di società deviata e corrotta per recuperare più possibili pecorelle smarrite, fa benissimo, perché tra l’altro assolve con fedeltà ai dettami del suo ruolo. Ci fa piacere che Don Carlo sia rimasto il battagliero sacerdote di sempre ammirato ed apprezzato nel suo straordinario lavoro di aggregazione e di sana rivoluzione in una parrocchia che fino a qualche anno fa, era anonimamente appiattita su se stessa, senza stimoli e con poca linfa vitale. Ora ci sono la vita, la fede, il piacere di stare insieme, la condivisione. E se tutto questo non è festa, allora cos’è ?
antoniolubrano1941@gmail.com

14/07/2016 · L'EDITORIALE