di Gennaro Savio
Forzando il grosso cancello in alluminio che cammina parallelo a via Arenale e non senza attimi di forte tensione, le Forze dell’Ordine hanno fatto irruzione all’interno della proprietà privata dei coniugi Monti-De Donato per dare il là alla “condanna a morte”, come essi stessi hanno definito l’abbattimento della propria abitazione, di Tina, lavoratrice d’albergo, Paoletto, operatore ecologico e i due pargoletti Luca e Rossella che da oggi non avranno più il diritto costituzionale alla casa. Le ruspe di Stato, scortate dalle Forze dell’Ordine, sono giunte in via Arenale intorno alle ore 8.30. Pochi minuti dopo una sorpresa clamorosa. Gli amici e i parenti dei coniugi Monti-De Donato già con le lacrime agli occhi per l’arrivo delle ruspe e delle Forze dell’Ordine, hanno notato in lontananza l’arrivo del Vescovo di Ischia, Padre Filippo Strofaldi. E’ salito a piedi accompagnato da due prelati e tra lo stupore generale, è entrato nella piccola casa che in poche ore sarà demolita. Sull’uscio, nell’entrare nella casa di Paoletto, il Vescovo ha incrociato Domenico Savio, Coordinatore del Movimento di lotta unificato per il diritto alla casa. Si sono salutati e fugacemente hanno scambiato qualche battuta: “E’ incomprensibile, è intollerabile. Non abbiamo mai visto uno speculatore essere abbattuto. E’ sempre la parte più debole della società a pagare” ha sussurrato Domenico Savio. “Si infierisce sulle persone più deboli” ha affermato di rimando Strofaldi. Dopo aver abbracciato con affetto mamma Tina dal cui volto di donna distrutta continuano a ininterrottamente scendere lacrime, il Vescovo Strafandi si è seduto su una sedia al centro di quello che da dieci anni a questa parte era stato il modesto saloncino di Paoletto e Tina affermando: “Si stringe il cuore a pensare che in fondo sono poche stanzette umili. Qua si tratta di infierire in modo particolare verso queste persone. Questa non è giustizia, è giustizialismo cominciare dai più deboli. Il diritto alla casa è fondamentale. Bisogna trovare delle soluzioni, se non c’ alternative dove devono andare queste persone? E’ una cosa che rammarica. Dura lex sed lex, allora la legge è superiore all’uomo? La legge è per l’uomo, questo è un principio fondamentale”. Durissimo è stato Domenico Savio nel condannare questo nuovo abbattimento che ancora una volta colpisce povera gente. “Abbiamo appena assistito a un scena incredibile, inimmaginabile, inammissibile, piena di dolore e di disperazione. Abbiamo visto la Polizia forzare il cancello per entrare nella proprietà della famiglia Monti perché lo Stato, lo Stato capitalistico, il potere politico padronale, utilizzando la forza della prepotenza, la forza dell’arroganza, la forza della dittatura politica e istituzionale, ha deciso di abbattere l’unica casa di abitazione di questa famiglia di lavoratori. E’ una tragedia sociale che cozza fortemente con qualsiasi principio di umanità, ci civiltà sociale, di altruismo, di comprensione dei problemi dell’uomo nel suo insieme. Noi non smetteremo mai di combattere affinché ci sia il rispetto dell’uomo perché la casa è un diritto costituzionale ma è anche un’esigenza primaria di ogni uomo, di ogni famiglia”.
Cap.Gennaro Minicucci
il Cap. Gennaro Minicucci ci segnala:
Post n°21 pubblicato il 30 Novembre 2010 da Blogini
La partecipazione al seminario sull’istruzione nautica organizzata dal Collegio Capitani è stata scarsa a dimostrazione che la Gente di mare adesso vuole fatti e non si fida di chi premia gli armatori che si ostinano a non imbarcare sulle loro navi personale italiano.
Mancava l’interlocutore più significativo, ovvero il Ministero delle infrastrutture e Trasporti.
Di seguito l’interessante intervento durante il dibattimento del Com.te Dario Savino:
ho ascoltato con estrema attenzione ed interesse quanto oggi si è detto in questo convegno, è decisamente ammirevole quanto interesse ed attenzione sia posto da tutte le parti interessate al problema della formazione ma è purtroppo meno ammirevole che non si ponga altrettanto interesse al mondo del lavoro . E’ un dato di fatto che le opportunità di imbarco per il marittimo italiano vanno diminuendo costantemente a favore di marittimi di altre nazionalità , sia nel mercantile che nel diporto , per non parlare poi dell’ attuale esodo degli armatori del diporto dalla bandiera Italiana. Credo sia il caso di domandarci quale miraggio occupazionale stiamo proiettando per gli studenti di domani.
Ho letto con interesse che il Collegio ritiene che anche i marittimi del diporto debbano frequentare corsi simili a quelli delle 500 ore , in quanto la sicurezza e la formazione e l’aggiornamento sono oggi valori imprescindibili , che si lavori su unità mercantili o da diporto.
Ben vengano la formazione i corsi , ma la domanda sorge spontanea visto e considerato che con il DM 121 nel 2005 sono stati istituiti i titoli del diporto ed i programmi d’esame per ottenerli sono mutuati dalla formazione mercantile, perché quindi continuare a mantenere una divisione tra marittimi che lavorano nel mercantile e quelli che lavorano nel diporto?
Anche in considerazione del fatto che lo stesso Ministero delle Infrastrutture e Trasporti ha recentemente espresso dubbi di coerenza con quanto prescritto dall’STCW ed i titoli del DM 121.
Che ad oggi ancora non esiste un riconoscimento bilaterale dei titoli del diporto da arte di altri paesi quali UK Francia Spagna etc.
Che il tavolo tecnico di revisione del DM 121 è stato ibernato sin da febbraio 2010 e che a voler leggere correttamente l’STCW uno Yacht da diporto in uso commerciale necessita di personale formato secondo i dettami STCW , ovvero con titoli mercantili.
Sarebbe molto bello ricevere oggi dalle autorevoli Autorità qui’ convenute un indirizzo certo su quale rotta intendono prendere per quelle decine di migliaia di marittimi che lavorano nel diporto e per quegli studenti che desiderano intraprendere la strada del mare , con una chiara prospettiva occupazionale libera da nebbie ed inutili insidie.

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