ISCHIA (22 agosto) – I russi e Ischia. L’isola e i milionari stravaganti e anche un tantinello capricciosi, ma sempre alla ricerca di lusso e divertimenti. E forse anche di buoni investimenti. O di location eccezionali per i loro matrimoni da favola. La candidatura della Reggia di Caserta potrebbe quindi essere già tramontata. A Ischia sono pronti a scommetterci: Vladislav Doronin e Naomi Campbell si sposeranno al Castello Aragonese, più vetusto della Reggia ma altrettanto carico di storia e di onori internazionali.
Proprio per visionare la possibile location, lo zar del mattone e la sua mitica pantera nera sono sbarcati ieri sull’isola verde. Per la coppia, in crociera da due mesi fra una perla e l’altra del Mediterraneo, la giornata è iniziata abbastanza tardi. Sbarcati a Ischia Ponte nel primo pomeriggio, i due si sono recati al Castello Aragonese per una visita durata circa due ore. Un sopralluogo che la coppia aveva saltato nei precedenti soggiorni ischitani degli anni scorsi, ma che questa volta non è passato affatto inosservato. Sarà perché
Dalla cattedrale diroccata, ma pur sempre scenario incredibile per grandi eventi e concreti musicali, la coppia si è poi spostata all’interno della chiesetta, che ospita le mostre dei più importanti artisti internazionali. Lo sfarzo del Castello Aragonese è dato dalla sua secolare storia, dalla sua posizione invidiabile su un isolotto che per millenni ha resistito a tutti gli assalti, ma anche dal panorama unico al mondo che vi si può godere. Sospirando, Naomi ha gettato l’ultimo sguardo al castello prima che il veloce motoscafo portasse lei e Doronin a gustare, qualche miglio più in là, una colazione pomeridiana a base di prelibatezze di mare da Nicola alle Fumarole.
Terrazza ovviamente riservata a colpi di migliaia di euro e sorvegliatissima dai bodyguard, che hanno tenuto lontani curiosi e fotografi.
Come tanti altri connazionali saldamente in cima alla classifica mondiale dei nuovi Paperoni, dunque, anche Vladislav Doronin ha scelto l’isola verde. Nei giorni scorsi, a tenere banco, c’erano state le incursioni prima del miliardario Alisher Usmanov, patron della squadra inglese dell’Arsenal, e poi dell’oligarca Roman Abramovich. I danarosi russi si rincorrono l’un l’altro come in un gioco. E per lo yachtman napoletano Lino Ferrara, presidente dell’Unione nazionale armatori da diporto, «quando a Ischia si riuscirà a valorizzare sul serio i servizi nautici, allora l’isola verde diventerà la vera concorrente di Saint Tropez nel mediterraneo».
FINI IN DISGRAZIA
di Gianpaolo Pansa
da Il Giornale
MERCOLEDÌ 11 AGOSTO 2010 – Per i grattacapi che gli procura la famiglia acquisita dei Tulliani, Gianfranco Fini è più ingrugnato del solito. Il muso l’ha sempre avuto ma da giovane gli dava l’aria del bel tenebroso.
Ora, a 58 anni, pare una mummia inacidita.L’accelerazione dei disturbi del condotto gastrico ha coinciso con la fusione di An e Fi. Non ha mai digerito il Pdl che per lui ha solo rappresentato la perdita del partitino di cui era reuccio. Da allora, non ha pensato altro che a raccogliere attorno a sé un gruppo sostituivo su cui continuare a regnare. Creare dal nulla non è facile. Di qui, mal di pancia e sbalzi d’umore. All’ombra di questa insoddisfazione sono nati i volti nuovi della fondazione Farefuturo, i semisconosciuti Bocchino, Granata, Della Vedova, il movimento Generazione Italia, il gruppo parlamentare Futuro e Libertà: i finiani in senso stretto. Fedelissimi di Gianfranco, nemicissimi di Berlusconi, incaparbiti a spaccare l’alleanza col Pdl, convinti di incarnare la «destra moderna». Tizi molto gasati che spesso gli prendono la mano anche se Fini ha la supervisione dell’insieme.
Le loro intemperanze hanno moltiplicato le liti nel centrodestra e ora, se mai Gianfri volesse indietreggiare, i vassalli farebbero fiera resistenza per non perdere la visibilità appena conquistata.
Figura chiave dell’incarognimento finiano è il frignanese (Frignano, CE) – napoletano Italo Bocchino. Già puledrino di Pinuccio Tatarella, alla sua morte nel 1999 si schierò con Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa. Il che significava – lo dico per chi ignora le segrete cose – mettersi contro Fini.
Gianfranco lo bastonò all’istante. Alle elezioni del 2001 lo ficcò al quinto posto di una lista campana, escludendone di fatto la rielezione in Parlamento. Italo restò di ghiaccio e con le lacrime agli occhi si inginocchiò, chiese scusa, promise di non farlo più. Fu così che Fini, eletto in vari collegi tra cui quello del fedifrago, optando per un posto diverso, gli consentì di ritornare alla Camera. Un atto di degnazione padronale. Salvo per grazia ricevuta, Bocchino si appiattì sul capo diventandone il portaborse, il tuttofare, il kamikaze. Se c’è da spararla grossa, assumere incarichi sgradevoli, tenere rapporti a rischio, l’incombenza ricade automaticamente su di lui.
C’è chi dice che la disavventura di Italo con l’imprenditore Alfredo Romeo – per la quale la magistratura lo voleva in ceppi, salvo poi assolverlo – gli capitò per fare un favore al capo. Così come si vocifera che sia stato Fini – tramite il disponibile Bocchino – a imporre (qualche mese fa) al sindaco Alemanno di riaffidare al medesimo Romeo la gestione del patrimonio immobiliare del Comune di Roma.
Ora voi capite che ridotto in questo stato di cieca obbedienza, Italo è prono e totalmente irrecuperabile per il Pdl. Hanno definitivamente rotto i ponti col berlusconismo anche altri secessionisti.
Tal Granata, che ormai parla come Di Pietro, è più facile vada a braccetto col pentito Spatuzza che al bar col Cav. Idem Carmelo Briguglio, un altro che – innocuo e ignoto fino a ieri – oggi ce la mette tutta per impedire il riavvicinamento col Berlusca. La sua ultima sortita è stata insinuare che a favorire lo scoop del Giornale sull’appartamento monegasco siano stati i servizi. Una gaglioffata da querela buttata a caso per avvelenare il clima.
E che dire dell’ex radicale Della Vedova, un tempo punto di riferimento degli, ahimè, rari liberali del Pdl? Si è appitonato su Fini, ne avalla il giustizialismo, si accontenta dei farfugliamenti del capo sugli intrighi cognateschi in quel di Montecarlo. Forse un po’ vergognoso per l’impresa ha rialzato due giorni fa la più nobile bandiera del laicismo asserendo che i finiani considerano irrinunciabile la libera volontà sul fine vita e il riconoscimento giuridico delle coppie gay. Si può essere d’accordo o no, ma è pugno nello stomaco al Pdl e la Lega che si sono invece schierati con la Chiesa.
Insomma, i guastatori lavorano a pieno ritmo per innalzare un muro tra destra moderna e gli ex alleati. Fini, preso tra i Tulliani e le immersioni, tace. Quando riemergerà dai fondali si troverà sommerso dal fango che i suoi stanno voluttuosamente accumulando. Dove non arrivano Bocchino & co, supplisce il pensatoio di Fare Futuro. Grillo parlante del gruppo è il direttore del giornale online, Ffwebmagazine, Filippo Rossi, un pel di carota sull’1,90. Filippo, già timido collaboratore dell’ex ministro Scajola, si è scoperto accanto a Fini una verve spumeggiante.
L’ultima del magazine è che Repubblica e il Fatto – quelli che hanno tenuto la contabilità dei sospiri della D’Addario nell’alcova di Palazzo Grazioli – «sono molto più corretti col Cav di quanto non lo siano i giornalisti a penna armata di Libero e il Giornale nei confronti di Fini». Come se parlare di svenevolezze amorose fosse più giornalistico che chiedere conto della consegna al cognato del patrimonio immobiliare di An. Ma Filippo è ormai obnubilato dall’improvvisa fama e non lo ferma nessuno. Se l’è presa anche con me, povero cristo, scrivendo che ho «rotto», «rotto», «rotto» e dandomi del «buon Perna» come si fa con i cretini. Il che ci può anche stare, ma non detto dal signor Rossi. Poco ci mancava che, nell’euforia, danneggiasse anche il fratello, Gianni Scipione Rossi, giornalista Rai in pole position per la direzione dei Servizi parlamentari radiotelevisivi in quota An-Pdl. Solo le rassicurazioni di Gasparri al partito: «Non è assolutamente come il fratello Filippo», hanno mantenuto ferma la candidatura di Gianni Scipione.
Nella Rai, Fini ha mani e piedi e molti addentellati. Ma da quando si è incaponito di infilarci un bel pezzo dei Tulliani, dalla suocera al cognato Giancarlo (fratello di Betty, la compagna), le sue quotazioni traballano. Questo Giancarlo pare sia un’iradiddio. Arrogante, spocchioso, inebriato dalla nepotistica protezione. Gianfranco per imporlo ha già litigato con un vecchio amico, il responsabile delle relazioni esterne Rai Guido Paglia, un duro che gli ha risposto picche. Ma – stando alle voci – non sopporta le pretese del giovane profittatore neanche il capo della prima rete, Mauro Mazza, legato a Gianfri da tempo immemore. Dicono che non lo possa vedere neppure un finiano puro come Luca Barbareschi, attore e deputato, che con la tv di Stato aveva fin qui ottimi rapporti. Pare infatti che, con la sua saccenza, il cognatino stia rovinando anche a lui la piazza in Rai. Su Fini e la sua armata si profila l’ombra di Brancaleone.
di Giancarlo Perna – IL GIORNALE -

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A Forio l’Amministrazione comunale guidata dal Sindaco Dott. Franco Regine, non potendo per delibera di Consiglio comunale dare in gestione nuovi tratti di spiaggia libera, col pretesto di creare servizi per i disabili, ha di fatto e vergognosamente privatizzato la spiaggia della Chiaia. Illustrissimo sindaco, la smetta di venderci chiacchiere come quella secondo cui se i bagnanti vogliono ora possono fittarsi ombrellone e sedio a sdraio. Se i bagnanti vogliono fittarsi l’ombrellone, su quell’arenile c’è già una vastissima scelta avendo negli anni già vergognosamente privatizzato gran parte di quella stupenda spiaggia libera e popolare che tale deve rimanere lì dove l’accesso è ancora libero. Non bastano le centinaia e centinaia di ombrelloni presenti sui tratti di spiaggia dati in concessione? E basta. Stasera un cittadino di Forio mi ha telefonato dicendo che stanno aumentando gli ombrelloni nel nuovo tratto di spiaggia privatizzato. Se questo fosse vero sarebbe davvero uno schifo!!! Di sicuro noi del PCIML non ce ne staremo con le mani in mano e politicamente e socialmente ti daremo filo da torcere perchè il progetto di privatizzazione alla Chiaia non deve passare. Vergognatevi per aver creato servizi a pagamento per i disabili, vergognatevi! Così facendo i disabili con problemi economici non potranno accedere e utilizzare i servizi che ha pagato la collettività: che schifo!!! Sulla mia bacheca di FaceBook, i vergogna e i che schifo per questo scellerato progetto di privatizzazione per il quale sono stati strumentalizzati i disabili, non si contano più e questo significa che questa volta veramente l’avete fatta grossa e non vi resta che fare marcia indietro e revocare ad horas la delibera. SINDACO FRANCO REGINE, ORA BASTA, GIU’ LE MANI DALLA NOSTRA SPIAGGIA LIBERA DELLA CHIAIA CHE E’ STATA ATTREZZATA PER I DISABILI CON I SOLDI DELLA COLLETTIVITA’ E NON DEI PRIVATI E CHE DEVONO ESSERE UTILIZZATI GRATUITAMENTE E LIBERAMENTE DAI NOSTRI FRATELLI PIU’ SFORTUNATI DI NOI!!! .