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ULTIMISSIME - GIOVEDI’ 21 GENNAIO 2010 - IL TERREMOTO DI HAITI DEI GIORNI SCORSI CHE HA PROVOCATO OLTRE 200MILA MORTI E TRE MILIONI TRA FERITI E SENZA TETTO NELLA TRAGEDIA CI HA FATTO SCOPRIRE UNA STRAORDINARIA FIGURA DI SACERDOTE ISCHITANO DOC DELL’ORDINE DEI CAMILLIANI CHE OPERA PROPRIO NELLA SFORTUNATA LOCALITA’ COLPITA DAL CATASTROFICO SISMA, PORT AU PRINCE LA CITTA’ CAPITALE DI HAITI - IL SACERDOTE ISCHITANO SI CHIAMA CRESCENZO MAZZELLA DI CAMPAGNANO D’ISCHIA CHE LASCIO’ L’ISOLA NEGLI ANNI ‘50 PER CASTELVECCHIO DI IMPERIA IN LIGURIA DOVE NEL COLLEGIO DEI CAMILLIANI INIZIO’ LA SUA FORMAZIONE SACERDOTALE INSIEME AD ALTRI GIOVANI ISCHITANI RECLUTATI IN QUEGLI ANNI AD ISCHIA DA PADRE TONINO LAURO - OGGI PADRE CRESCENZO MAZZELLA E’ AD HAITI DOVE SI E’ STABILITO DA UNA QUINDICINA DI ANNI E DOVE INSIEME AI PADRI MEDICI MASSIMO MIRAGLIO E GIANFRANCO LOVERA GESTISCE UN OSPEDALE PEDIATRICO DI CENTO POSTI LETTO CHE IN QUESTE ORE E’ STATO LETTERALMENTE ASSEDIATO DAI GENITORI SUPERSTITI CHE CHIEDONO DI SALVARE I LORO BAMBINI FERITI - PADRE CRECENZO MAZZELLA DIRETTORE DELLA STRUTTURA SANITARIA AD HAITI APPENA DOPO LA FORTE SCOSSA DI TERREMOTO CHE HA SEMINATO MORTE E DISTRUZIONE HA CHIAMATO SUBITO LA FAMIGLIA QUI AD ISCHIA PER ASSICURARLA CHE GRAZIE A DIO ERA VIVO E BENE IN SALUTE, MA OCCUPATISSIMO A PRESTARE OGNI TIPO DI SOCCORSO ALLA POPOLAZIONE COLPITA - PADRE CRESCENZO MAZZELLA UNA VOLTA ALL’ANNO RIMETTE PIEDE AD ISCHIA PER RIABBRACCIARE I SUOI FAMILIARI ED AMICI CON CUI E’ IN CONTATTO

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HAITI -L’ischitano Padre Crescenzo Mazzella  (a sinistra)

con il superiore della Provincia piemontese camilliana padre Antonio Menengon 

 

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L’ischitano padre Crescenzo Mazzella (a sinistra della foto) ad Haiti

con un gruppo di colleghi sacerdoti camilliani tra giochi

di bimbi, povertà, rumori di guerra e segni mortali di catastrofi naturali


L’ISCHITANO PADRE CRESCENZO MAZZELLA E PADRE GIANFRANCO LOVERA TESTIMONIANO IN PRIMA PERSONA

L’IMMANE TRAGEDIA DEL TERREMOTO DI HAITI Tre missionari  Crescenzo Mazzella (Ischia-Italy), Gianfranco Lovera e Massimo Miraglio (piemontesi), appartenenti all’ordine dei Padri Camilliani, hanno testimoniato in prima persona la tragedia del terremoto di Haiti, che conta già centinaia di migliaia di vittime.Padre Lovera è il direttore dell’ospedale pediatrico “Saint Camille” di Port Au Prince, che in queste ore è stato letteralmente assediato da genitori che chiedono di salvare i loro bambini. “La situazione è drammatica - ha riferito padre Lovera, sacerdote originario di Saluzzo, che dirige la struttura -. Il terremoto è stato tremendo. L’ospedale, che pure era stato costruito secondo regole antisismiche, ha subito gravi danni, non tali, comunque, da bloccare l’attività dei nostri medici e delle nostre suore. Ci sono decine di bambini da curare nelle camere che usiamo per le visite e per le degenze. Noi potremmo ospitare al massimo 100 pazienti, ma stasera ne terremo con noi almeno 300-400. In questo momento abbiamo bisogno di tutto. Non dimentichiamo che Haiti era un paese poverissimo già prima del terremoto. Ora siamo alla disperazione”.  Aggiunge padre Lovera: “La forza del terremoto ha divelto le mura; letti, armadi, perfino la poltrona del dentista sono stati scaraventati fuori dell’edificio dal sisma. In città tutto è distrutto, raso al suolo, accartocciato. Non si sa quanti siano i sopravvissuti, è una ecatombe. Non c’è cibo, non c’è acqua ed è una vera e propria tragedia”.   La missione dei Camilliani a Port au Prince dispone di un ospedale, di un centro nutrizionale e di un centro per bambini handicappati da 0 a 18 anni. I Padri Camilliani sono ad Haiti dal1995 e hanno aperto due missioni, nella periferia di Port au Prince, in una delle zone più degradate della città, e a Jeremy, dove

la Comunità è guidata dai padri Crescenzo Mazzella e Massimo Miraglio, quest’ultimo originario di Borgo San Dalmazzo. I due religiosi stanno bene, non hanno subito danni rilevanti nella loro missione e ora cercano di portare aiuto alle tante persone ferite, che nel terremoto hanno perso tutto.

Intanto circa 60 dei 190 italiani tra coloro che vivono stabilmente nell’isola e quelli presenti per lavoro o turismo sono in salvo, mentre si cerca di mettersi in contatto con gli altri, dicono alla Farnesina, la cui Unità di crisi sta verificando anche la notizia della morte di un connazionale. “Non è detto che tutti e 190 si trovino fisicamente ad Haiti” chiarisce il responsabile dell’Unità di crisi, Fabrizio Romano. Dodici tecnici di una ditta romana in un cantiere a nord di Haiti, alcuni religiosi e il console onorario Giovanni de Matteis sono stati contattati e sono incolumi. “Ci sono grosse difficoltà di raccolta di informazioni”, spiega Ludovico Camussi, dell’unità di crisi della Farnesina

 

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