HAITI -L’ischitano Padre Crescenzo Mazzella (a sinistra)
con il superiore della Provincia piemontese camilliana padre Antonio Menengon
L’ischitano padre Crescenzo Mazzella (a sinistra della foto) ad Haiti
con un gruppo di colleghi sacerdoti camilliani tra giochi
di bimbi, povertà, rumori di guerra e segni mortali di catastrofi naturali
L’ISCHITANO PADRE CRESCENZO MAZZELLA E PADRE GIANFRANCO LOVERA TESTIMONIANO IN PRIMA PERSONA
L’IMMANE TRAGEDIA DEL TERREMOTO DI HAITI Tre missionari Crescenzo Mazzella (Ischia-Italy), Gianfranco Lovera e Massimo Miraglio (piemontesi), appartenenti all’ordine dei Padri Camilliani, hanno testimoniato in prima persona la tragedia del terremoto di Haiti, che conta già centinaia di migliaia di vittime.Padre Lovera è il direttore dell’ospedale pediatrico “Saint Camille” di Port Au Prince, che in queste ore è stato letteralmente assediato da genitori che chiedono di salvare i loro bambini. “La situazione è drammatica – ha riferito padre Lovera, sacerdote originario di Saluzzo, che dirige la struttura -. Il terremoto è stato tremendo. L’ospedale, che pure era stato costruito secondo regole antisismiche, ha subito gravi danni, non tali, comunque, da bloccare l’attività dei nostri medici e delle nostre suore. Ci sono decine di bambini da curare nelle camere che usiamo per le visite e per le degenze. Noi potremmo ospitare al massimo 100 pazienti, ma stasera ne terremo con noi almeno 300-
Intanto circa 60 dei 190 italiani tra coloro che vivono stabilmente nell’isola e quelli presenti per lavoro o turismo sono in salvo, mentre si cerca di mettersi in contatto con gli altri, dicono alla Farnesina, la cui Unità di crisi sta verificando anche la notizia della morte di un connazionale. “Non è detto che tutti e 190 si trovino fisicamente ad Haiti” chiarisce il responsabile dell’Unità di crisi, Fabrizio Romano. Dodici tecnici di una ditta romana in un cantiere a nord di Haiti, alcuni religiosi e il console onorario Giovanni de Matteis sono stati contattati e sono incolumi. “Ci sono grosse difficoltà di raccolta di informazioni”, spiega Ludovico Camussi, dell’unità di crisi della Farnesina

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